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800 anni della Comunità fondata da Domenico


La Comunità Monastica oggi presente a Monte Mario, è stata la prima comunità fondata da Domenico a Roma.il 28 febbraio 1221.

Nella prossimità degli 800 anni il Maestro dell’Ordine, fr Gerard Timoner op, celebrerà una messe solenne DOMENICA 28 FEBBRAIO 2021 ORE 11.00 nel Monastero domenicano dei Ss. Domenico e Sisto presso la Chiesa di S. Maria del Rosario a Monte Mario – Roma

Riproponiamo, nel ricordo della beata Cecilia la fondazione della comunità e della traslazione dell’immagine miracolosa della Madonna ancora conservata presso il monastero.

Traslazione dell’immagine della Vergine, beata Cecilia, n° 14;

Come il Beato Domenico fondò il Monastero delle Suore di S. Sisto e vi portò l’immagine della B. Vergine.

Quando il Beato Domenico aveva avuto l’incarico da Papa Onorio di radunare tutte le Monache, che vivevano nei vari Monasteri di Roma, nel Convento di Sisto, che in quel tempo era ancora abitalo dai Frati, fra le altre che avevano aderito all’unione, ci fu anche l’Abbadessa di S. Maria in Tempore (dove allora era venerata quell’immagine della Beata Vergine che attualmente si trova nella chiesa di San Sisto) con Suor Cecilia e tutte le altre sue Monache, meno una. Anzi, la suddetta Abbadessa nelle mani del Beato Domenico aveva fatto voto di entrare lei e tutte le sue Suore, a patto che l’immagine della Beala Vergine restasse con loro nella chiesa di S. Sisto.

Se invece quell’immagine, come già era successo nel passato, fosse tornata alla sua chiesa, lei stessa e tutte le altre si sarebbero ritenute prosciolte da quel voto.

Il Beato Domenico aveva accettato volentieri quella condizione e, ricevuta la loro professione, proibì loro di uscire ancora di clausura per andare a visitare i parenti o per qualsiasi altro motivo. Ma quando i parenti loro seppero l’accaduto, vennero al Monastero a rimproverare aspramente l’Abbadessa e le altre Suore, che, fidandosi ancora di quello sconosciuto ribaldo, permettevano lo rovina di un così antico e nobile Monastero. Avvenne, allora, che alcune di esse si pentissero del voto che avevano fatto.

Venuto a conoscenza di ciò per ispirazione, il Beato Domenico venne da loro una mattina e, celebrata la Messa e fatta la predica, disse: “Figlie mie, so che siete già pentite e volete ritirare il piede dalla via del Signore. Voglio perciò che tutte quelle che desiderano ancora entrare, rinnovino liberamente la professione nelle mie mani”. Allora l’Abbadessa e tutte le altre, molte delle quali si erano pentite ma ora si erano ravvedute per i meriti di lui, rinnovarono la professione nelle mani chi Beato Domenico.

Quando tutte ebbero rifatto voto a quella medesima condizione che era stata posta la prima volta, il Bealo Domenico si fece portare tulle le chiavi e assunse da quel momento i pieni poteri sul Monastero. Diede quindi incarico a dei Fratelli Conversi di custodire il Monastero notte e giorno e di somministrare il vitto e il necessario alle Suore rinchiuse, alle quali proibì inoltre di parlare ancora da sole con parenti od altre persone.

Quando poi il Papa diede ai Frati la chiesa di S. Sabina ed essi vi andarono ad abitare portandosi dietro tutti gli utensili, i libri e le altre cose, il Beato Domenico volle che l’Abbadessa con le altre Suore si trasferissero nella chiesa di S. Sisto. E fu nella prima domenica di quaresima che vi entrarono ad abitare: prima fra tutte Suor Cecilia la quale aveva allora diciassette anni e che in quella occasione ricevette l’abito dal Beato Domenico e fece professione per la terza volta nelle sue mani; dopo di lei l’Abbadessa con tutte le Monache del Monastero e tante altre religiose e secolari, per un totale di quarantaquattro Suore.

Quanto all’immagine della Beata Vergine, fu trasferita il giorno dopo, di notte, per timore dei romani, i quali erano contrari a quella rimozione per il fatto che nel vecchio posto erano più comodi per andare a venerarla. Il Beato Domenico, accompagnato da due Cardinali, cioè il Card. Nicolò e il Card. Stefano, di cui aveva risuscitato il nipote, preceduto e seguito da molte altre persone, tutte a piedi nudi e con in mano fiaccole, portò l’immagine personalmente sulle sue spalle fino alla chiesa di S. Sisto. Le Suore frattanto l’aspettavano in preghiera a piedi nudi e, una volta giunta, fu collocata con molta devozione nella chiesa delle Suore, dove fino ad oggi rimane insieme ad esse, a lode del Signor Gesù Cristo, cui si deve onore per tutti i secoli dei secoli. Cosi sia.

In considerazione delle cerimonie laiche che avvengono in questa chiesa sconsacrata, occorre constatare come al mistero dell’amore di Gesù Cristo e al suo comandamento sull’indissolubilità e fedeltà, un’ampia parte della società attuale oppone una logica diversa: quella di una cultura immanentistica e consumistica che tende a disistimare e a deridere la fedeltà coniugale, e di fatto la viola in molti modi, giungendo spesso con facilità al divorzio, al “nuovo matrimonio”, alla convivenza senza alcun vincolo né religioso né civile fino a contestare in qualche modo l’”istituto” stesso del matrimonio .
Per questo motivo sono suggeriti alcuni brevi momenti di preghiera per tutte le coppie in situazione difficile o irregolare, e la benedizione per le famiglie cristiane.

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