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BIANCO NERO: Riflessioni sulla Formazione Laica Domenicana

Riflessioni sulla formazione Laica Domenicana. Traduzione dell'articolo di R. A. Henderson

IN BIANCO E NERO : RIFLESSIONI SULLA FORMAZIONE LAICA DOMINICANA

Riportiamo, nella nostra traduzione dall’italiano, l’articolo In Black & White: Reflection on Lay Dominican Formation di Ruth Anne Henderson pubblicato il 20 ottobre 2019 sul sito del Laicato Internazionale Fraternities OP.
Ruth Anne Henderson è stata Presidente del Consiglio Europeo (ECLDF) ed ha promosso la realizzazione di un Programma di Formazione Europeo.
Benché le sue idee e proposte non siano totalmente condivisibili né rappresentano la visione ufficiale della Provincia Romana,  Ruth Anne Henderson spunti di riflessione importanti che coinvolgono tutti noi.

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di Ruth Anne Henderson OP

Che tipo di formazione viene offerta ai laici domenicani in tutto il mondo? Perché non esiste un programma generale che possa essere condiviso, nonostante le differenze linguistiche e le varietà culturali, da tutti gli uomini e le donne che hanno la vocazione di seguire San Domenico nella vita secolare? Ci sono particolari problemi comuni a tutti noi, problemi organizzativi o che causano sofferenza e creano tensione tra di noi?

Al fine di giungere a delle risposte significative, sarebbe necessario effettuare una verifica ini tutte le Fraternite nel mondo. Le difficoltà sono evidenti e gravi, ma non tanto da renderla impossibile: abbiamo il sito web del laicato domenicano, Fraternities OP, che pubblica articoli di particolare interesse nelle lingue dell’Ordine che potrebbe promuovere un questionario e raccogliere le risposte. Non è un modo esaustivo per sondare le reazioni di tutti i laici domenicani nel mondo – alcuni sarebbero lenti a rispondere, altri non risponderebbero affatto, altri ancora potrebbero fraintendere lo scopo del questionario e offrirebbero risposte evasive o irrilevanti. Tuttavia, alcuni problemi sarebbero evidenti per dare una risposta, certamente prudente, all’indagine.

Innanzitutto, c’è la questione dei rapporti nelle Fraternite e nelle Province: con l’assistente religioso, con i membri del Consiglio, con il Promotore provinciale, con le sorelle e i fratelli di Domenico. Potrebbero esserci scontri di personalità, differenti atteggiamenti nei confronti della formazione, dubbi e perplessità che rimangono irrisolti, spesso perché non espressi. Alcune Province sono restie ad assumere una visione più ampia della vita laica domenicana e si appellano ad una sorta di autonomia contraria allo spirito dell’Ordine. Si deve anche riconoscere che molti laici domenicani esprimono con difficoltà un parere, specialmente se si dovessero trovare a contestare quello che viene detto da un frate (soprattutto) o da un altro membro della Fraternitaq. Questo può avere un effetto negativo sulla crescita dell’individuo e del gruppo.

In secondo luogo, la formazione non è mai stata sufficientemente regolarizzata, neppure su base provinciale. Ci sono Fraternite che sono quasi interamente dedite alla recita del rosario, una devozione nobilissima ma che non esaurisce il carisma e l’impegno del laico domenicano. In altri casi, una forte personalità può imporre la discussione di concetti di interesse personale ma che non fanno parte delle preoccupazioni fondamentali dell’Ordine espresse nei quattro “pilastri”: preghiera, studio, predicazione e comunità. Naturalmente quasi ogni argomento può essere giustificato sotto la voce “studio”! Tuttavia, dobbiamo preoccuparci di arricchire la nostra comprensione di cosa significhi essere domenicani, con attenzione sempre alle parole chiave dell’Ordine nel suo insieme (Veritas, Contemplare et contemplata aliis tradere, Laudare, benedicere, praedicare ) e della Chiesa: soprattutto i segni dei tempi.

L’uso di Internet ha i suoi pericoli, ma è il canale principale di comunicazione, soprattutto con i membri più giovani. Non sarebbe realistico chiedere ai nostri membri anziani (con rare eccezioni) di seguire la pagina Facebook di Fraternities OP o di iscriversi a un gruppo WhatsApp; ma con il numero crescente under 50 che si unisce alle nostre Fraternite, sicuramente si stabiliranno comunicazioni di questo tipo. Una proposta per un programma di formazione internazionale è disponibile on line [1] : quanti di noi lo hanno letto? È il frutto di un’iniziativa europea di circa cinque anni fa.

Nel periodo 2011-2014 il Consiglio Europeo delle Fraternite Laiche Domenicane (ECLDF), di cui allora ero presidente, aveva istituito un gruppo di lavoro per affrontare la questione della formazione, che il Consiglio riteneva una questione di una certa urgenza. Questo gruppo aveva prodotto un documento di lavoro accogliendo i suggerimenti dell’Assemblea Europea del 2014,  ma che sembravano non aver portato cambiamenti significativi nel modo in cui i dominicani si avvicinavano alla formazione. Ad esempio, era stato suggerito che ci fossero almeno due “fine settimana di formazione” all’anno per i Maestri di Formazione di ciascuna Provincia o Vicariato: per quanto ne sappia, questi fine settimana non si sono mai realizzati. Il gruppo aveva anche proposto di creare un team europeo di Maestri di Formazione, con l’intenzione di produrre linee guida per la formazione al di là delle barriere linguistiche e culturali: anche questo è rimasto sulla carta. Eppure queste sono idee che non sarebbero proibitive da mettere in atto. D’altra parte, nessuno può negare la difficoltà di concepire un elenco di letture utilizzabile da tutte le nazionalità – quanti testi preziosi sono disponibili nelle tre lingue dell’Ordine, inglese, francese e spagnolo? E più precisamente, quanti laici domenicani, per esempio, in Vietnam o in Lituania trovano anche una di queste lingue facile da leggere e capire? Al massimo potremmo suggerire tre o quattro libri di grande divulgazione che sono stati tradotti in molte lingue, e quindi proporre che ogni Provincia o Vicariato elabori una propria bibliografia. Vale sicuramente la pena considerarlo.

Ma ci sono problemi di altro tipo a cui nessun gruppo di lavoro può facilmente trovare una soluzione. Ad esempio, tranne onorevoli eccezioni, quei frati che non sono direttamente coinvolti, tendono a considerare i laici come una forma di vita inferiore. Sono parole dure, ma molti laici domenicani hanno sentito il tono di condiscendenza nelle voci dei frati che incontrano all’interno o all’esterno del contesto dell’Ordine. Naturalmente, in una certa misura, siamo noi stessi responsabili se i fratelli tendono a guardarci dall’alto in basso. Poiché la maggior parte delle Fraternite (come la maggior parte delle congregazioni domenicane) hanno un numero sproporzionatamente elevato di donne, e poiché l’età di queste donne tende ad essere relativamente avanzata (diciamo, 65+), c’è poco senso dell’uguaglianza dei sessi e spesso hanno un rispetto esagerato, persino reverenziale, per qualsiasi sacerdote. Il risultato è che l’assistente religioso, quasi invariabilmente un frate domenicano, viene trattato non tanto come un compagno di ricerca della Verità ma come un oracolo. Questo non è salutare, né per i laici né per l’assistente.

Siamo tutti consapevoli che la nostra formazione è destinata ad essere meno faticosa di quella dei frati; non c’è richiesto lo studio di teologia e filosofia ad un livello avanzato, e molti di noi troverebbero queste materie al di là delle loro capacità . Ma ciò non significa che non abbiamo nulla da insegnare ai nostri fratelli in San Domenico – sulla vita familiare o solitaria, sullo shopping settimanale, sul pagamento delle bollette, di fare il bucato, sulle relazioni con i vicini e così via. Un uomo che ha vissuto in una o più comunità religiose per gran parte della sua vita adulta ha affrontato problemi di cui noi, come laici, sappiamo poco o niente; ugualmente non ha molta idea di come sia realmente la vita per quelli di noi che non sono entrati in una comunità religiosa di frati, suore o sorelle apostoliche .

Un ulteriore elemento con un impatto diretto sulla formazione è il problema dell’età . Molti anziani laici domenicani, fedeli membri delle loro Fraternite e persone di indubbia santità, entrarono nell’Ordine molto prima che la questione della formazione dei laici fosse presa sul serio; essi stessi avevano poca o nessuna formazione, quindi non sono in grado di intraprendere la formazione di nuovi membri. Troppi Maestri di Formazione fanno fatica a offrire un corso stimolante sulla preghiera, lo studio o la predicazione; anche quelli che sarebbero perfettamente in grado di farlo potrebbero fallire per altri motivi. Penso, ad esempio, al caso di un candidato al laicato domenicani il cui Maestro di Formazione, scoprendo che già frequentava la Messa quotidiana e pregava Lodi e Vespri, e che era in grado di capire alcune lingue medievali, colse al volo l’occasione per migliorare la sua conoscenza degli scritti di alcuni primi domenicani assegnando lo studio di questi testi come mezzo di “formazione”, piuttosto che impegnarsi in fruttuosa conversazione sul laici domenicani nel XX ° secolo. Va sottolineato che il Maestro di formazione in questione era un individuo molto  intelligente e colto e perfettamente in grado di offrire un corso di studi stimolante in linea con la Regola di Montreal:

 

“Lo scopo della formazione domenicana è quello di formare persone autenticamente adulte nella fede, che siano idonee ad accogliere, celebrare e proclamare la Parola di Dio. Compete alle singole Provincia elaborare un programma:
a) di formazione progressiva per i principianti;
b) di formazione permanente per tutti, anche per i memri isolati. ”[2]  

“ Le fonti principali per una completa formazione domenicana sono:
a) la Parola di Dio e la riflessione teologica;
b) preghiera liturgica;
c) storia e tradizione dell’Ordine;
d) documenti recenti della Chiesa e dell’Ordine;
e) conoscenza dei segni dei tempi “.[3]

Quanti di noi hanno avuto una formazione seria in questo senso, come sostenuto dall’Assemblea Internazionale delle Fraternite Laiche Domenicane (Buenos Aires, 2007)?

Si può sostenere che uno di questi problemi sia implicito proprio in queste parole: si svolgono assemblee internazionali – inevitabilmente, dati i costi di viaggio, alloggio e organizzazione – solo occasionalmente, ad una distanza variabile fra  quattro e i dieci anni, cui partecipano – ancora una volta, inevitabilmente – solo da coloro la cui salute, le capacità linguistiche e il relativamente alto profilo nel laicato domenicano li rendono possibili candidati; queste sono le persone con meno urgenza di avere bisogno di un buon materiale formativo. D’altra parte, sono anche quelli che hanno la capacità di produrre questo materiale, almeno per la propria cultura e lingua. Perché non condividere idee fruttuose, articoli letti (magari scritti ) nella pubblicazione periodica della propria Provincia, argomenti che sono sorti durante le sessioni di formazione – iniziali o permanente – che si sono dimostrati particolarmente stimolanti?

Dobbiamo anche essere sensibili alle domande pressanti del nostro tempo. I nostri giovani stanno alzando la voce in difesa dell’ambiente e della sopravvivenza del pianeta: questo è stato uno dei temi principali dell’Assemblea Internazionale dei Laici Domenicani del 2018 a Fatima, intitolata “Giustizia, pace e cura della creazione”. Ci sono frati e suore domenicani che lavorano in questi contesti e possono aiutare tutti noi a giungere ad una corretta comprensione delle problematiche e a formulare piani di azione – non solo articoli o marce, anche se questi spesso aumentano la consapevolezza, ma le attività, dalla raccolta di materiali di scarto di vario genere all’elaborazione di elenchi di beni sostenibili (alimenti e bevande, detergenti, carburanti e così via) per la circolazione tra noi stessi ma anche tra un pubblico più ampio. La recente esplosione del movimento studentesco “Fridays for Future” ha provocato reazioni contrastanti: alcuni hanno portato Greta Thumberg alla posizione di eroe internazionale; altri dicono che i giovani che marciano con i loro cartelli sono felici di avere un giorno libero dalla scuola (e senza dubbio questa è tutto ciò che conta per alcuni di loro); qualcuno si è affrettato a sottolineare che le giovani generazioni sono felici di mangiare cibi pronti (generalmente avvolti in plastica), passare ore sui loro telefoni cellulari invece di impegnarsi in conversazioni faccia a faccia, buttare i rifiuti nelle strade e su le spiagge – ma a meno che non siamo noi stessi completamente innocenti di tali abusi, difficilmente possiamo rifugiarci dietro una posizione di presunzione. 

Aggiungerei, sebbene consapevole che per alcuni ciò può essere problematico, che la nostra formazione permanente dovrebbe includere la sollecitudine ad affrontare questioni delicate e controverse. Dovremmo avere il coraggio di affrontare il fatto sconvolgente che in alcuni casi la scienza ha portato problemi totalmente nuovi e di affrontarli insieme. La nostra condanna dell’aborto, ad esempio, è assoluta o riconosciamo la possibilità di casi estremi che forse meritano una considerazione speciale? La sopravvivenza del feto è sempre, per definizione, più importante di quella della donna incinta? Una ragazza a malapena in età puberale, vittima di un atto di violenza sessuale, può concepire un bambino in un corpo troppo immaturo per consentirle di portare a termine la gravidanza senza il rischio della propria vita o di gravi danni fisici e, a un’età così tenera, probabilmente rischia anche di subire un danno psicologico irreparabile. La scienza medica si è sviluppata in modi inimmaginabili una generazione fa, e oggi i medici si trovano ad affrontare dilemmi imprevisti. Ad esempio, un paziente malato terminale può essere preservato dal dolore atroce con un’enorme dose di morfina ma che accorcerà la vita del paziente (forse solo per poche ore, ma potrebbe essere di giorni o settimane ). Questo deve essere condannato come una forma di eutanasia? E che dire del paziente che è attaccato a macchinari per il sostegno per mesi o anni senza nemmeno la più remota speranza di guarigione?

Non ci sono risposte facili in questi casi, ma dobbiamo avere il coraggio di esaminare le implicazioni e non saltare alle conclusioni. Anche questa è, o dovrebbe essere, una parte dello studio nel contesto della formazione domenicana laica. In effetti, questo è stato previsto proprio nel programma di formazione dell’ECLDF[4], sotto la voce “Segni dei tempi” – il futuro dell’umanità, comprese le questioni etiche e sociali, la biotecnologia, ecc. Il gruppo responsabile del documento ha anche raccomandato di inserire alcune parole chiave del cristianesimo tra cui misericordia e perdono. Non ho bisogno di aggiungere che i dilemmi medici descritti prima fanno appello proprio al nostro senso di misericordia, anche se un consenso su ciò che è misericordioso non sarà facilmente raggiungibile. Il gruppo di lavoro ha inoltre proposto di leggere insieme le Scritture, studiare i documenti dell’Ordine (lettere del Maestro, articoli pubblicati sul sito web dell’Ordine www.op.org) e riflettere sulla nostra missione di predicazione.

Esiste chiaramente una differenza significativa tra la situazione in un paese come l’Italia, dove – nonostante la chiusura di molti conventi – la maggior parte dei laici domenicani ha una comunità di frati a portata di mano relativamente facile, e uno come la Gran Bretagna, dove le comunità domenicane sono poche e molto lontane, specialmente nel nord dell’Inghilterra e in Scozia[5] . La vita domenicana laica è molto più facile, diciamo, a Roma, a Firenze o a Milano, dove formazione significa che un gruppo di persone interessate si incontrano nella loro casa domenicana più vicina con il loro Maestro di Formazione e, spesso, l’Assistente Religioso della Fraternita. Ma quando i laici domenicani sono sparsi su una vasta area e raramente hanno l’opportunità di incontrarsi personalmente, come deve essere organizzata la formazione? Un programma di formazione approvate a livello internazionale od almeno provinciale, con chiare indicazioni sia per i Maestri di Formazione che per le persone in formazione,  sarebbe immensamente utile in queste situazioni. IDYM (il Movimento Internazionale Giovanile Domenicano) sta preparando un programma per i suoi membri, sotto forma di sei opuscoli per un totale di circa 120 pagine in tutto, che sono in corso di traduzione dall’originale spagnolo in inglese e francese, e sarà in seguito, si spera, reso disponibile in tutte le altre lingue. È sicuramente il momento per i laici domenicani di intraprendere un progetto simile.

Un ulteriore problema, intimamente legato alla situazione di quelle province con pochi o nessun convento domenicani, è l’isolamento dei singoli membri, che la Provincia inglese[6] chiama “Lone Lay Dominicans”. Nel Regno Unito, a queste persone è stata offerta per molti anni,, una formazione permanente sotto forma di una newsletter alla quale molti di loro hanno contribuito, con notizie delle loro famiglie, richieste di preghiera, domande e dubbi (a cui spesso rispondeva un frate domenicano), e storie di incontri con altri domenicani, religiosi e laici. La newsletter, distribuita via e-mail e posta ordinaria, comprendeva spesso materiale per la formazione e si concludeva sempre con un’omelia di un frate domenicano, una preghiera e qualcosa per far sorridere il lettore; è stata curata per molti anni da Margaret Grant, una laica domenicana inglese ormai ultra novantenne. Qualcosa del genere sarebbe immensamente prezioso per quelli che, in qualsiasi Provincia, a causa di problemi di salute, età avanzata o distanza, non possono partecipare a riunioni regolari.

La Regola, che è universale, chiarisce alcuni obblighi: messa quotidiana se possibile; ricorso regolare al Sacramento della Riconciliazione e preghiera quotidiana di (almeno) Lodi e Vespri. Eppure negli incontri locali, regionali e nazionali è chiaro che relativamente pochi laici domenicani sanno qual è la settimana in corso nel ciclo di quattro settimane o nell’anno liturgico. Queste persone evidentemente non seguono la Regola, almeno per quanto riguarda la Liturgia delle Ore. Di fronte a quella che sembra essere tale indifferenza, non sorprende affatto che, per molti frati, i laici non debbano essere presi sul serio.

Chiaramente l’intera questione della formazione richiede “curiosità, desiderio, passione per la Parola e disponibilità al confronto ed alla continua conversione del cuore”, come hanno scritto i laici domenicani Irene Larcan e Romeo Spadoni in un articolo pubblicato sul periodico della loro Provincia[7] alcuni anni fa. La maggior parte di noi, sospetto, si riconosce nei primi tre, ma potrebbe avere più difficoltà con il quarto. La conversione continua del cuore è un lavoro duro, spesso doloroso: ci impone di ascoltare l’altro punto di vista senza pregiudizi, di riconoscere i nostri difetti, di essere aperti alla possibilità di aver sbagliato tutto. Non è molto divertente – a nessuno piace essere smentito! – ma certamente apre le porte alla crescita dell’individuo e della comunità.

Cosa possiamo quindi chiedere ai laici domenicani di tutto il mondo? Insieme dobbiamo cercare di superare quelle differenze che potrebbero ostacolare l’istituzione di un programma universale di formazione; a giudicare dall’atmosfera sostanzialmente armoniosa dell’Assemblea Internazionale del 2018, questo potrebbe essere meno doloroso di quanto ci si potrebbe aspettare. Se facessimo buon uso del materiale che è già disponibile, potremmo  concepire un tale programma. 

“Speranza”, ha detto Timothy Radcliffe in un recente discorso[8], “ è la convinzione che nonostante tutte le forze di distruzione nel mondo e in noi stessi, per grazia di Dio troveremo appagamento. Dio vuole che condividiamo la sua gioia inimmaginabile e lo faremo. Nonostante tutti i nostri fallimenti, ameremo perfettamente! L’amore è più forte della morte”. La nostra formazione deve tendere a questa conclusione, senza dimenticare che le forze della distruzione non sono solo nel mondo che ci circonda – è troppo facile immaginare che siano limitate alla società secolarizzata in cui viviamo – ma in noi stessi. Con speranza, con fede e con reciproco amore, possiamo crescere come domenicani e diventare testimoni sempre più credibili del messaggio evangelico di salvezza.

[1] Vedi “Atti della IX  Assemblea Europea delle Fraternite Laiche Domenicane”, al link “Formazione ECLDF Report”, su ecldf.net

[2] “Il Capitolo Generale tenuto a Roma nel 1983 incaricò il Maestro Generale dell’Ordine di tenere un Incontro Internazionale dei Laici Domenicani allo scopo di rinnovare e adeguare la loro Regola. Questo incontro, tenutosi a Montreal, in Canada, dal 24 al 29 giugno 1985, ha prodotto il testo che ora è definitivamente approvato . ” – http://stmccg.org/wp-content/uploads/2019/02/LPC-2016-Promulugated -Directory_Forms_Final_04_2016.pdf

[3] ecldf.net

[4] Ibid ., Documenti, Atti della IX° Assemblea europea, Formazione Relazione

[5] Mi sono limitata qui ai due paesi con cui ho più familiarità, ma le implicazioni più ampie saranno ovvie per tutti i lettori.

[6] Cioè la Provincia che comprende Inghilterra e Scozia.

[7] Dominicus, n° 5, nov / dic 2008 ; riportato anche nel nostro sito.

[8] Torino, settembre 2019

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