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Autonomi ma non indipendenti


I Laici Domenicani non emettono voto di obbedienza né promettono obbedienza a qualcuno ma non sono indipendenti

Nostra traduzione dell’articolo “Autonomous but not indipendent” pubblicato il 25 sett 2019 su siti ufficiale del laicato internazionale Fraternities OP

Fraternities OP è sotto la responsabilità del Promotore Generale del Laicato che ha scelto Edoardo Mattei come social media manager. Gli articoli firmati “Admin” devono essere interpretati come la posizione ufficiale di Fraternities OP.
In questo caso, il testo è stato scritto da Edoardo Mattei e il Promotore Generale lo ha verificato ed autorizzata la pubblicazione.


L’adozione ufficiale al Capitolo di Madonna dell’Arco (1974) del la denominazione Fraternite di San Domenico in sostituzione di Terzo Ordine (#234), comportò l’abbandono dei termini tradizionali in favore di quelli che oggi usiamo comunemente, ad esempio Presidente anziché Priore. Come tutti i cambiamenti non fu semplice né indolore: persino la denominazione “Famiglia Domenicana” risultò oscura tanto da richiedere un chiarimento ufficiale al Capitolo.

Probabilmente, oggi abbiamo una conoscenza sufficiente della terminologia usata ma rimangono da chiarire ulteriormente alcuni aspetti meno immediati. Il più spinoso di questi è il rapporto fra la giurisdizione dei frati e l’autonomia organizzativa del laicato, spesso condensato nell’aforisma «autonomi ma non indipendenti». Per comprendere come e perché il laicato sia autonomo nel gestirsi ma non indipendente dalla vita dell’Ordine, occorre definire alcuni principi fondamentali rintracciabili nel rito della professione religiosa e laicale.

 

Rito della Professione

La differenza di impegno e di stati di vita nell’Ordine Domenicano è ben rappresentata nella formula di professione pronunciata dal candidato. La sinossi permette una migliore valutazione:

 

Professione Religiosa

Professione Laicale

Priore seduto con il Libro delle Costituzioni in mano

Presidente nella sua sede

Candidato in ginocchio con le mani nelle mani del Priore

Candidato in ginocchio davanti al Presidente

Prometto obbedienza […] a te che rappresenti il Maestro dell’Ordine […] Sarò obbediente a te ed ai tuoi successori

Davanti a te, Presidente, ed a te Assistente e rappresentante del Maestro dell’Ordine, prometto di voler vivere secondo la Regola dei Laici di San Domenico

Tommaso d’Aquino considerava il voto di obbedienza il più alto dei tre voti. Primo, perché quanto fatto per obbedienza sovrasta quanto fatto per volontà. Secondo, perché gli altri due voti sono osservati proprio per obbedienza. Terzo, perché l’obbedienza viene coinvolta per il raggiungimento del fine della vita religiosa, è quanto più si è vicino al fine, tanto più si è vicino al bene (Sum Theol II-II, q.186 a.8 co.).

I laici non fanno voto di obbedienza né promettono obbedienza a qualcuno.. Durante un’udienza generale, S. Giovanni Paolo II disse: «Quando i laici s’impegnano nella via dei consigli evangelici, senza dubbio essi entrano in certa misura in uno stato di vita consacrata, molto differente dalla vita più comune degli altri fedeli, che scelgono la via del matrimonio e delle professioni di ordine profano» (Udienza Generale 5 maggio 1994). La professione dei consigli evangelici in una certa misura fa uscire dallo stato laicale, ne modifica lo stato.

Il Congresso di Fatima aveva già precisato che «non ci dovrebbe essere confusione nell’abbigliamento dei Laici Domenicani e l’abito domenicano» e, per estensione,  non ci dovrebbe essere confusione fra il Rito Religioso e Rito Laicale. L’obbedienza dovuta ai superiori è compresa nel gesto (Priore seduto con le Costituzioni nelle mani che accolgono quelle del candidato) e nelle parole («prometto obbedienza») totalmente assenti nel Rito Laicale (il Presidente è nella sua sede ed il candidato promette di vivere secondo la Regola).

Precisato questo punto, possiamo ora analizzare la differenza fra giurisdizione dell’Ordine ed autonomia organizzativa del laicato.

 

Autonomia ed Indipendenza

La Regola dei Laici prevede il Consiglio Provinciale e, laddove ritenuto opportuno, il Consiglio Nazionale. A questi organi viene assegnato un ruolo di coordinamento ma non giuridico sul laicato, ad esempio: non è prevista l’approvazione delle elezioni laicali. Questo non toglie forza al Consiglio Provinciale, il cui ruolo è previsto e descritto dalla Regola, ma non lo investe della capacità di intervenire nella vita delle fraternite. La giurisdizione continua ad essere esercitata dal Priore Provinciale cui bisogna rivolgersi per ogni intervento che abbia forza di legge.

Possiamo quindi domandarci se l’elezione di un Presidente (Provinciale o di Fraternita) necessita di approvazione o conferma? Ed i consiglieri?

Per quanto è stato detto, non sembra esserci necessità di approvazione. Mancando il voto di obbedienza e considerato l’autonomia del laicato, il Presidente Provinciale non ha necessità di approvazioni e, allo stesso modo, i Presidenti di Fraternita non devono richiederla al Presidente Provinciale. Questo non toglie autorità al Priore Provinciale che, come rappresentante del Maestro, può sempre intervenire giuridicamente pro o contro qualsiasi situazione o membro del laicato. Analogamente i consiglieri. Se lo scopo fosse stato quello di un vincolo giuridico, allora tutto il Consiglio doveva essere approvato, essendo il Presidente un primus inter pares.

Le Costituzioni, parlano del voto di obbedienza, lo definiscono come vincolo di unità per i consacrati e l’art. 18 §III parla dell’obbedienza alla Regola in un modo che può essere fonte di ispirazione anche per il laicato: «I nostri frati (potremmo leggere: i nostri laici) sono tenuti ad obbedire ai loro superiori in tutto ciò che riguarda la Regola e le nostre leggi. Non siamo invece tenuti, anzi non possiamo obbedire in ciò che è contro i comandamenti di Dio, i precetti della Chiesa e le leggi dell’Ordine, o in quelle cose nelle quali il superiore non è autorizzato a concedere dispense. Nel dubbio, tuttavia, siamo tenuti a obbedire» (LCO, 18, §III).

La Regola non prevede l’obbedienza ad un superiore né il confronto con le Costituzioni ci suggerisce una tale necessità. Non di meno c’è un diritto / dovere di informare i superiori: il Priore Provinciale deve essere informato dell’elezione del Presidente Provinciale e questi del Presidente di Fraternita. Le tanto bistrattate “relazioni finali” di fine mandato acquistano il giusto rilievo  così come la frequenza di relazione richiesta fra Presidente e Priore Provinciale (Art 37, § III, 1) e fra Presidenti (art 30, § III, 6).

 

Assistente Religioso e Fraternita

Il precedente LCO 18, § III guida anche le relazioni, spesso non chiare, fra Assistente e Fraternite.

Infatti, stabilisce in maniera chiara i limiti dell’autorità dell’Assistente in riferimento alla Regola, come riportato anche in Art 33, § III, 1. I verbi usati sono molto importanti: collaborare alla formazione, offrire il proprio contributo… Sono caratteristici di un’azione discreta, vigilante, mai protagonista, attenta affinché ogni decisione ed attività dei laici abbia una ispirazione domenicana.

Ad esempio, gli incontri di fraternita spesso sono organizzati come conferenze con dibattito tenute sovente da frati. L’autonomia del laicato non dovrebbe esplicitarsi solo nel fissare un calendario o nelle scelte dei conferenzieri, ma far crescere i membri laici anche nella capacità di studio e di presentazione. I laici dovrebbero vincere le paure di essere autonomi e riscoprire un’emancipazione organizzativa già suggerita nel Direttorio:

 

Articolo 20

  • Il Tutti gli incontri di Fratemita si svolgono sotto la guida del Presidente di Fraternita.

       Gli incontri celebrativi e spirituali sono curati dall’ Assistente religioso.

       Gli incontri di formazione permanente sono curati dal Maestro di formazione.

  • III La comunione e il dialogo fraterno siano sempre alla base degli incontri. Momenti fondamentali di essi sono:

1° la preghiera (Liturgia delle Ore, Rosario);

2° l’approfondimento di testi biblici, del Magistero e dell’Ordine, assegnati in precedenza a uno o due consorelle o confratelli per una presentazione dell’argomento;

3° la riflessione comunitaria, in cui ognuno può esprimere il suo pensiero e la sua esperienza, per favorire un discernimento sulla realtà attuale.

 

L’Assistente, più che condurre la fraternita o programmare le attività, o peggio risentirsi se non è lui a farlo, dovrebbe sollecitare i laici ad un maggiore impegno ed adesione alla Regola. Questo è il suo compito. Molti laici che ritengono di non poter assolvere questi impegni perché impreparati, dimenticano che sono nella Fraternita proprio per imparare, per prepararsi a fare un servizio ai fratelli.

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