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Inno dei Terziari Domenicani


Inno dei Terziari Domenicani

Ultimamente ho fatto diverse ricerche, tra biblioteche, carteggi e documenti vari, alla ricerca di testimonianze e di tracce dei Laici Domenicani del passato, cioè dei Terziari.

Nel mezzo di queste pile – osteggiate fortemente da mia moglie, chissà perché… – ha fatto capolino una cartolina postale ingiallita. Incuriosito, mi sono fatto strada tra colonne di libri e giornali, ho smosso lettere e riviste ed ho potuto osservare questa cartolina.

Ingiallita, impolverata, la cartolina è un pieghevole con uno stemma domenicano (croce gigliata su scudo inerito in una sorta di arazzo) ed un titolo elegante su tre righe. “Inno dei Terziari Domenicani”. Il sotto titolo recita “Canto Popolare”. Popolare non deve essere inteso come “canto folkloristico” ma come canto della gente comune. L’autore del testo è p. R. Minocchi op e la musca del M° F. Bagnoli. La datazione è probabilmente fra il 1920 ed il 1930 anche se la tipografia di origne – stabilimento A. Parisi di Firenze – era già attivo nella seconda metà del XIX secolo. Nella cartolina sono riportati sia il testo che lo spartito.  

Qualcuno aveva memoria di questo Inno o di qualcosa di simile? Ha notizie da dare?

Riporto lo spartito, il testo e il file con la melodia risultante.

Download dello Spartito in PDF 

Melodia dell’Inno dei Terziari Domenicani (MP3)

Fra i perigli di un secolo infido,
Fra le angoscie di mille vicende,
Del Gusmano le mistiche tende
Sono il nostro dolcissimo asil,

Benedetto il tuo nome risuoni
O glorioso Domenico, ognora;
Benedetti quel giorno e quell’ora,
Che ci apristi l’amato tuo ovil

Per noi figli a più fervida vita
Il Gusmano Terz’Ordine torni;
All’onore de’ prischi suoi giorni,
Alla gloria del tempo che fu

Benedetto ecc. ecc.

Oh! Felice chi al retto sentiero
Di tal Padre la verga corregge!
Oh! felice cui guida e protegge
Di tal duce l’invitto vessil!

Benedetto ecc. ecc.

Oh ! I bei giorni che, a cedro simile,
I suoi rami spiegava possenti
E fecondi sull’itale genti
Dal Gottardo all’Jonico mar

Benedetto ecc. ecc.

Quel vessillo che i fasti rammenta
Di un’eletta falange d’eroi,
Che in retaggio lasciarono a noi
Una gloria che spenta non è

Benedetto ecc. ecc. 

Oh ! i bei giorni in cui l’alma Senese
Trascorreva le belle contrade,
Alle destre strappando le spade
I fratelli già pronte a ferir.

Benedetto ecc. ecc.

L’orme sacre de’ martiri nostri
Ricalchiamo , o fratelli, da forti;
A grand’opre ne sproni, ne scorti
Tanto esempio d’avita virtù

Benedetto ecc. ecc.

Alto, adunque, alla nobile mèta,
Alto i cuori! o fratelli di fede:
Niun da quella rivolgere il piede
Niuno ardisca a’ suoi giuri mancar.

Benedetto ecc. ecc.

Siam di Cristo soldati, pugnamo
Per i santi inviolabili altari,
Per i dolci domestici lari,
Nell’ardore d’impavida fé

Benedetto ecc. ecc.

E se incomba più arduo talora
Il cimento e la pugna più fiera,
Stretti all’ombra di nostra bandiera,
Fidi a Cristo, siamo pronti a moriri

Benedetto ecc. ecc.