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Fr Gerard F. Timoner op: discorso di accettazione


Discorso di Accettazione del nuovo Maestro Generale fr Gerard F. Timoner III op

Ringraziamo la consorella Ruth Anne Henderson, della Provincia di San Domenico in Italia, per il prezioso lavoro di traduzione che ha svolto nonostante sia in condizione di salute precaria

Cari sorelle e fratelli,

i frati riuniti in Capitolo hanno deciso di seguire le parole di fr Timothy, nell’omelia di oggi, che avrebbero potuto eleggere un confratello anche se non fosse necessariamente il più intelligente nella stanza. E così è stato. Quindi vi prego di perdonarli. Spero sappiano ciò che hanno fatto e che siano coscienti delle conseguenze! Ora capisco come si sentiva fr Bruno ogni volta che era invitato a dire qualcosa e poi invitato di nuovo.

I fratelli e le sorelle pretendono che il Maestro dell’Ordine sia un bravo predicatore ma a volte bisogna prepararsi, no? Se lo avessi saputo, mi sarei preparato. Cari fratelli perdonatemi se ripeto ciò che avevo detto, voglio soltanto condividere con voi quanto ho detto a fr. Bruno quando mi diede lo schema per andare nei diversi gruppi linguistici, la risposta che avevo in mente era «no» e lui mi disse «Onora i fratelli» per cui ho detto «va bene, dovrò onorare la richiesta dei fratelli» e così ho fatto.

E poi ho sperimentato ciò che egli aveva sperimentato anni fa quando mi disse «A volte è difficile andare in refettorio perché ci sono degli occhi puntati su di te». Qualcuno di voi forse ha notato che ho preso la viuzza di dietro prima di venire all’angolo perché sentivo degli occhi che mi guardavano. Mi sono sentito in colpa: «Che male ho fatto?» ed è vero ciò che gli ho detto, mi venne in mente dopo, come disse Giovanni il Battista: «Non sono io», per tanti motivi «Non sono io».  Sono un bravo tenente, non un generale. Fr Bruno lo sa, è il mio lavoro aiutarlo, avevo il dovere di pensare ciò che lui pensava per comunicare quello che voleva comunicare. Credo che qualcosa sia andato storto! Credo che il Maestro abbia fatto pensare ad alcuni frati «Beh, egli pensa come il Maestro, quindi…» Non no no, stavo facendo il massimo per spiegare cosa lui volesse davvero.

Tante cose mi passano per la mente adesso, quindi se c’è disorganizzazione vi prego di capire. Non c’è nessuna scaletta. Non sto pensando tanto ai miei anni, sapete. Sto pensando a progetti che non posso più seguire e credo che sia vero ciò che qualcuno ha detto: «se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti!» perché Dio ha i suoi progetti.

Vorrei solo ripetere ciò che ho detto: fr. Bruno mi invita a pensare alla missione dell’Ordine e vorrei condividere questo con i fratelli e sorelle che non fanno parte delle commissioni. Fr Bruno ricordò che Domenico quando parlava col papa, insisteva: «Noi siamo predicatori». Non è ciò che facciamo, è chi siamo e questo è vero perché la missione non è ciò che facciamo, la missione è quello che siamo e se questo è chiaro, tutto semplicemente ne conseguirà. L’azione segue l’essere, agere sequitur esse. Il resto viene da sé.

Quindi siamo invitati, cari fratelli e sorelle, ancora una volta a guardare noi stessi. Qual è davvero la nostra identità come predicatori del Vangelo? Perché siamo predicatori anche se non stiamo predicando, siamo predicatori anche se nella vecchiaia non possiamo più parlare dal pulpito o dall’ambone. Siamo predicatori anche se non ordinati, siamo predicatori anche se siamo malati, siamo predicatori anche se stiamo facendo una ricerca seria da soli nelle nostre stanze, siamo predicatori quando stiamo aiutando i meno privilegiati, siamo predicatori: è questa la nostra identità. Naturalmente ciò significa che tutti gli elementi che ci fanno predicatori, domenicani, dovrebbero essere sempre presenti in tutto ciò che facciamo.

Fr Bruno ha detto che nell’Ordine, almeno oggi, ci sono più case che conventi e la conseguenza è per il nostro governo che fa parte della nostra spiritualità. A Bologna ho detto che il nostro governo è democratico e qualcuno mi ha subito corretto: non c’è quella parola nelle nostre Costituzioni, la parola è comunitario. È vero, è un governo comunitario, di comunione e se un confratello non sta vivendo in comunità è un predicatore, ma non giusto permettergli di fare così perché è un predicatore domenicano e tutti gli elementi della nostra vita dovrebbero essere presenti. L’essenza della Chiesa è comunione che si concretizza quando quella comunità si raduna per celebrare l’Eucaristia e la grazia dell’Eucaristia è la comunione.

I Maestri dell’Ordine ci dicono che dobbiamo servire la Chiesa essendo quelli che siamo, una comunione di fratelli che aiuta questa Chiesa a diventare una comunione più forte. Ma come potrebbe accadere se la comunione non è così forte? Così siamo invitati, cari fratelli, a guardare davvero non noi stessi ma la Chiesa che dovremmo servire e costruire.

Viviamo in un tempo – e credo che tutti i tempi siano così – in cui la Chiesa ha bisogno di un Francesco e un Domenico. C’è l’esigenza di una nuova evangelizzazione e siamo chiamati tutti a fare proprio questo.

Come avevo detto ai confratelli radunati nel capitolo e vorrei condividerlo con voi, quando fr Joseph venne in refettorio era come si annunciasse la morte di qualcuno, almeno era quello il suo aspetto! Stavo aspettando l’annuncio, pensavo di vedere una fumata bianca ma non ci fu, soltanto fr. Joseph. Quindi andai, Alain saliva le scale con me… la parola era sempre «no», davvero, la parola era sempre «no». Poi vidi Vivian e Orlando e Pablo e stavo chiedendo loro «Come faccio a dire no senza offendere i fratelli?» Disse Vivian: «Sai, i fratelli hanno pregato lo Spirito Santo. Erano tutti presenti» e risposi: «sì, ma quando ero studente ho sentito di fr Albert Nolan – infatti stavo già chiedendo al Procuratore: «Se l’eletto dice di no, qual è il prossimo passo? Tutto si ferma lì?» ma fr Vivian disse: «Hanno pregato lo Spirito Santo, devi fidarti dei confratelli”. Fr Timothy Radcliffe disse: «Avrai paura ma apri quella porta che ti tiene imprigionato e noi siamo qui. Siamo qui”. In un certo senso a quel punto, sapete, quei fratelli hanno assunto il ruolo dello Spirito Santo, perché se non ci fossero stati non avrei saputo davvero cosa dire. Poi mi hanno invitato ad andare in cappella e hanno pregato per me e ciò mi diede il coraggio di dire le parole di accettazione.

È molto difficile perché per tutta la vita ho guardato il Maestro con rispetto ed è difficile se … che altro puoi fare? Mi ricordo la storia di san Giovanni XXIII. Un giorno – questo l’ho condiviso con il Provinciale nel laboratorio organizzato da Vivian – stava pensando ai problemi della Chiesa e si disse: «Tranquillo, domani mattina subito, chiederò consiglio al papa … oh no… sono io il papa!» Quindi disse: «Signore, il papa è stanco e deve andare a letto. Questa è la tua Chiesa, non la mia. Buona notte!» Devo fare così stasera: «San Domenico, questo è l’Ordine che hai fondato tu, io sto ancora cercando di capire cosa fare! Sono stanco, buona notte ma grazie di avermi dato i confratelli».

È bello che la processione non sia stata organizzata subito perché quando i confratelli si sono avvicinati a me e hanno detto «Congratulazioni» nelle lingue varie e poi «Prega! Io pregherò per te», mi ha dato coraggio davvero, perché senza questo, non credo che sarei stato qui.

Così cari fratelli, la mia richiesta sarà, quando farete gli Atti, pensate «se sono io il Maestro, lo posso fare?» Forse è difficile, ma ce la faremo perché se no, probabilmente è il momento di pensare che non vale la pena nemmeno presentarlo alla plenaria perché non è qualcosa che possiamo fare.

Gli ex Maestri che sono qui, fr Bruno e fr Timothy, hanno fatto tanto. Cerchiamo di costruire su quello che hanno costruito loro. Cerchiamo di dirigere l’Ordine nella direzione già ideata da loro. So che abbiamo visioni diverse: siamo domenicani, se i domenicani fossero sempre d’accordo qualcosa che andrebbe storto!! Perché significa che non stanno pensando. Ci saranno disaccordi, differenze, ma poi fermiamoci e mettiamoci d’accordo e una volta d’accordo, credo che il mio ruolo sia di essere il primo tra i fratelli a dire: «Dovremmo fare ciò che abbiamo accettato di fare».

Spero che con le nostre preghiere insieme ci sia davvero una predicazione potente domenicano nel nostro mondo oggi. Continuiamo a pregare gli  uni per gli altri.

1 thought on “Fr Gerard F. Timoner op: discorso di accettazione

  1. Bella e sincera la predica di insediamento… Valorizziamo sempre piu la edizione critica degli scritti di fra’ Tommaso d’Aquino.

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