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Anna Tatar sul libro “Laicato Domenicano”


29 maggio 2019

Presentazione del libro
Laicato domenicano: Storia, Regole, Governo
di Edoardo Mattei

 

Ringrazio il confratello Edoardo Mattei per il servizio reso al laicato domenicano con questo suo lavoro e in particolare lo ritengo un significativo contributo alla Provincia Romana di santa Caterina da Siena della quale facciamo parte entrambi.

In questo mio intervento vorrei mettere in evidenza, come traspare nel testo, la percezione che il laicato ha di se stesso in Europa e soprattutto in Italia. Nel farlo vorrei utilizzare il termine fermento che si esplica su due dimensioni; ad extra attraverso l’impegno apostolico dei laici del XX sec. e ad intra attraverso i Convegni Nazionali e i Congressi Internazionali del laicato domenicano.

Infatti, nell’ultima parte del libro troviamo il significativo titolo: Il moderno laicato domenicano. Con questo titolo l’autore menziona i tre Congressi Internazionali dei laici, che sono, oltre che l’espressine effettiva di un fermento interno, anche la realizzazione di un desiderio espresso nel convegno nazionale del 1948 a Roma, dove si manifestava il bisogno di vita consociata delle Fraternità […] legate dal vincolo comune […] dato dalla forma del primo Ordine.

In realtà, in seguito al primo congresso, quello di Montreal ( 1985 ), è stata riscritta la Regola alla luce del Concilio Vaticano II che ridefiniva il ruolo dei laici nella Chiesa, non più in termini negativi: come coloro che non sono, ma come coloro che di pari dignità hanno un compito complementare e non passivo nella vita e nella missione della Chiesa. A questa responsabilità e dignità sono chiamati soprattutto i laici dell’Ordine dei Predicatori, i quali, secondo il loro stato di vita, sono parte attiva nel servizio alla Parola di Dio.

Il Congresso di Buenos Aires ( 2007 ) ha offerto alle fraternità nuove prospettive e profondi aggiornamenti degli statuti. Tutti gli elementi di novità di questo secondo Congresso sono stati ripresi nelle sue parti essenziali  dal terzo Congresso Internazionale di Fatima ( 2018 ), al quale ho avuto la gioia di partecipare come delegata della Provincia Romana di S. Caterina da Siena.

Facendo parte della commissione riguardante la formazione ho potuto costatare la necessità di una solida formazione  dalla quale dipende la nostra autonomia e identità di laici che fanno parte di un Ordine religioso, quello domenicano. Una formazione olistica, capace di tenere insieme le quattro dimensioni; umana-spirituale-teologica-apostolica, necessari per formare un vero domenicano.

Come dice l’autore stesso; il XX secolo è stato un periodo ricco, ma fortemente critico, caratterizzato da luci e ombre che hanno interessato anche il laicato domenicano.

In particolare egli nel descrivere il continuo aggiornamento della regola, fa notare che nel Convegno Nazionale del Terzo Ordine del 1948, si evince una certa insofferenza ad una Regola, quella di Munio de Zamora, che sebbene modificata nel 1923 , secondo il nuovo codice di diritto canonico del 1917, era rimasta identica nella sostanza, cioè troppo “ monastica” e perciò non più adatta alla situazione storica, non perché negativa in se, ma perché anacronistica.

E poiché noi laici andiamo di pari passo con i frati, anche loro avevano Costituzioni che erano in qualche modo “ troppo monastiche”  non più aderenti alle mutati condizioni di una chiesa e una società in evoluzione.

I laici, dunque, sul esempio dei frati, sentono il bisogno di diventare parte attiva nell’organizzazione della loro vita e nell’apostolato. Ma la regola del 1923 non permetteva ne un’autonomia propria ne un impegno nell’apostolato da parte dei laici, se non come difesa della fede e opere di misericordia.

A questo tipo di regolamento i laici domenicani manifestano un’insofferenza, e fanno delle proposte ai capitoli generali anticipando in qualche modo il Concilio vaticano II.

Un altro aspetto emerso nel Convegno Nazionale del 1948 era il ruolo del Padre Direttore; una sorta di superiore “ religioso”, che decideva tutto, al quale si prestava “obbedienza”.

Allo stesso tempo si sente l’esigenza di avere delle strutture di direzione e gestione propria pur restando imprescindibile l’alta direzione dei frati come Assistenti spirituali in materia dottrinale, spirituale e di trasmissione del carisma.

Tutte queste esigenze, una volta che prendono forma, i laici non aspettano altro tempo per attualizzarle. Infatti, essi vedono nel binomio del Terz’Ordine con l’Azione Cattolica (1867), il segno dei tempi: il cammino di perfezione offerto dal Terz’ordine trovava, nell’Azione Cattolica un campo fertile per dar forma all’esigenza di apostolato che anima la vocazione domenicana.

Tra i nomi di laici domenicani italiani ricordiamo il beato Piergiorgio Frassati , che era iscritto a tante associazioni e confraternite proprio per esplicitare attraverso di esse la chiamata ad essere apostolo.

Il beato Bartolo Longo, che ha fondato il Santuario della madonna del Rosario di Pompei.

Uomini politici come : Giorgio La Pira , Aldo Moro, Igino Giordani.

Sono tutti espressione del fermento e dell’autocritica sull’identità del Laicato nella chiesa e nel Ordine.

Lo stesso si deve dire di molte donne, che hanno trovato piena realizzazione nella Chiesa e nella società professando la Regola del Terz’Ordine domenicano. Non possiamo non menzionare S. Caterina da Siena, laica domenicana consacrata, a cui tutti i laici, ma soprattutto le donne si sono ispirate, da sempre e fino ai nostri giorni.

Vengono menzionate, Luigia Tincani , Ermelinda Rigon, Luisa Piccareta,  Assunta Viscardi, Titina de Filippi e tante altre.

Espressione e sintesi del contributo offerto dal Ordine alla Chiesa attraverso il laicato, è espresso dall’apporto dato da Yves Congar, nostro confratello e dai vari capitoli generali, che hanno sostenuto sempre il laicato nel suo status proprio che è appunto quello di essere laico, non mondano, ma vero domenicano in virtù della Regola che professano.

Il fermento ha raggiunto il suo apice con la realizzazione di una sempre più forte autonomia del laicato nell’ordine. Questo ha creato dei problemi.

Perché? L’autore del libro; Storia, Regole , Governo del Laicato Domenicano lo individua nella mancanza di chiarimento dei rapporti fra frati-suore-laici.

Essendo stati aboliti i tradizionali confini che regolavano i rapporti tra di loro, si è arrivato a un certo dissenso, in alcune parti, o a un certo disinteressamento reciproco in altre. Problemi, che a gradi linee, sembrano ormai risolti o ridimensionati.

Un esempio è stato la numerosa partecipazione dei frati al Congresso Internazionale dei Laici a Fatima, 2018, dove abbiamo potuto sperimentare una profonda e connaturale simbiosi nell’unità della stessa missione e  lo stesso carisma di san Domenico.

Il mio invito, a chi ama l’ordine dei Predicatori e la vocazione domenicana, è di sfogliare questo libro con l’occhio critico e costruttivo, lasciandosi affascinare da persone, che sono state capaci di vivere e trasmettere la avocazione domenicana lungo gli otto secoli di storia nei vari stati di vita realizzando cosi la vocazione comune alla santità.

Anna Tatar (sr. M. Benedetta, op)

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