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fr Weber op: Storia del Laicato Domenicano (1° parte)

Laicato Domenicano

Fr. Richard Weber, O.P., ha scritto nel 1976 una dettagliata storia delle Fraternite Laiche “Dominican Laity:  History, Purpose,  Spirituality”, senza data).
La sua storia ha mostrato come la fondazione del laicato domenicano di oggi è iniziata durante l’importante mutamento economico e sociale nei paesi europei dell’ XI secolo. Riportiamo il testo nella nostra traduzione suddividendolo in due parti.

Laicato Domenicano

Storia del laicato domenicano

di Richard Weber, OP

Nel 1974, nel settimo centenario della morte di san Tommaso d’Aquino, ho scritto un documento dal titolo: “A Modern Dominican Looks at His Out-Dated Patron” (Un domenicano moderno guarda al suo antiquato patrono). Anche se il titolo era stato pensato per essere spiritoso, il suo intento era serio: San Tommaso, non “il tomismo”, è il prezioso patrimonio dei domenicani e il modello dei teologi.
La pubblicazione parlava di questo in Challenge, tuttavia, ha provocato qualche commento. Un direttore domenicano ha avvertito il suo capitolo dei “saccente, giovani domenicani” che “attaccano” San Tommaso oggi e domani, ha avvertito, “attaccheranno” San Domenico.
Il presente articolo si basa su un discorso che ho tenuto al Consiglio Provinciale dei Laici Domenicani.
La loro adesione alla tesi del direttore mi ha incoraggiato a preparare una pubblicazione. Ma sento che alcuni che “leggono mentre corrono” possono fraintendere anche questo articolo. Alcuni possono pensare che in qualche modo San Domenico è “attaccato“, perché dico chiaramente e positivamente che il Terzo Ordine non è stato fondata direttamente da Domenico.
Questa opinione non è espressa con qualche sentimento di biasimo iconoclasta; non intendo scandalizzare nessuno assumendo il ruolo del critico distruttore. La verità – Veritas – è il motto del nostro Ordine ed è una guida molto migliore della leggenda, benché pia. Il mio intento non è quello di fare meno “domenicano” il Terzo Ordine ma, al contrario, mostrare quanto sia essenzialmente domenicano. La mia stima per il Terzo Ordine è cresciuta esaminando la sua storia. Presento questo lavoro ai fratelli e sorelle domenicani nella speranza che possa aiutare ad approfondire il loro amore per il nostro Ordine.

Gli Inizi
Gli storici hanno l’obbligo di scoprire come siano accaduti realmente gli eventi. Questo compito a volte li rende dei compagni poco graditi. Il cardinale Manning, nel XIX secolo, ha dichiarato che “il ricorso alla storia è un tradimento alla Chiesa “. Eppure nel XX secolo, Hubert Jedin ha scritto che “senza una conoscenza della storia, un amore purificato della Chiesa è impossibile.” Benvenuti o no, gli storici devono fare il loro lavoro. E qui hanno sviluppato una fastidiosa abitudine. Hanno un impulso ad andare molto indietro, all’inizio delle loro storie. John Tracy Ellis, per esempio, per scrivere dei cattolici nell’America coloniale, ha cominciato con l’imperatore Costantino nel 312 dC.
Così, non è sorprendente che la “storia” del Terzo Ordine non inizia nel 1285, quando il Maestro Generale Munio de Zamora promulga ufficialmente la sua regola, né più indietro ai primi anni del XII secolo, quando San Domenico ha vissuto e lavorato. La “storia” del Terz’Ordine va indietro a molti decenni prima. Per capire che cosa è il Terz’Ordine e da dove è venuto, dobbiamo guardare alla Chiesa del Medioevo e alla società in cui viveva.
Per almeno un secolo e mezzo, le nozioni romantiche del Medioevo hanno colorato la nostra percezione della realtà di quel tempo. Slogan come «Il tredicesimo, il più grande dei secoli» non hanno aiutato in una discussione seria. La società medievale era complessa. Questi non erano “il meglio del tempo“; molti uomini medievali credevano, infatti, che fossero i momenti peggiori. Vincent di Beauvais, scrivendo nella metà del XIII secolo, dichiarava che la fine del mondo doveva arrivare molto molto presto, dal momento che il mondo non poteva essere più peccatore.
Tuttavia, anche se l’immagine del Medioevo come “i secoli della fede” è abusata, è innegabile che certi atteggiamenti e ideali cristiani stavano aiutando a plasmare la vita di molte persone e influenzavano la società. Una idea era quella di creatio (creazione). Questo era il mondo di Dio; anche se gli uomini e le donne potevano essere in rivolta contro la legge di Dio, l’idea di Dio informava e plasmava la riflessione sul mondo di santi e peccatori. Un secondo atteggiamento era la perigrinatio (pellegrinaggio). La vita era vista come un viaggio attraverso questo mondo di lacrime e dolori verso un mondo migliore oltre la morte. La nostra condotta in questo viaggio acquistava grande importanza.
Un concetto importante era quello di ordo (ordine). Tutto nell’universo è formata secondo un piano divino. I cieli funzionano secondo l’ordine di Dio; la terra, allo stesso modo, corre secondo il Suo piano. Vi è pure un ordine nella società e nelle vicende umane. Queste vari “ordini” sono interconnessi; rispecchiano l’un l’altro. Il macrocosmo, l’universo, si sposa con il microcosmo, l’uomo. La società deve presentare questo ordine.
Come questi atteggiamenti e concetti sono stati applicati nella pratica? Gli uomini e le donne del Medio Evo hanno affrontato enormi problemi per adeguare una concezione cristiana della vita alle scabrose esigenze dell’esistenza quotidiana. La maggior parte delle persone ancora viveva della terra, in una società agricola.
I villaggi erano isolati e poveri; le persone erano senza istruzione. Il clero rurale, come le persone che servivano, era rustico e ignorante. Il governo in questa società è stata per secoli la prerogativa di una nobiltà feudale. Questi cavalieri, romanzati in libri e film come arditi ed esempi di virtù cavalleresche, erano spesso, in realtà, molto ruffiani: mafiosi in armatura, che vivevano in precarie e insane rocce e recinti di legni.

I problemi
Nell’ XI secolo, tuttavia, la stagnazione del Medioevo comincia a finire. Era iniziata una “rivoluzione urbana”: la gente cominciava a muoversi verso le città in rapido sviluppo; il commercio e l’industria cominciavano a rivivere; nuovi stili di vita si sviluppavano e una classe media borghese iniziava ad emergere. Le città sfidarono tutte le convenzioni stabilite dal Medioevo: sfidarono persino la Chiesa. La gente si interessava a fare soldi. Il comunitarismo approssimativo del primo Medioevo era messo in discussione da un nascente individualismo.
Paradossalmente, il problema più grande era il falso presupposto che questa cultura fosse una cultura “cristiana”. La Chiesa era “fondata”, la gerarchia era ricca e potente. Eppure, anche se tutti si dichiaravano “cattolici,” il livello di impegno religioso era basso; sebbene il clero fosse potente, erano in gran parte corrotti.
L’avidità e l’ignoranza del clero erano un tema costante negli scritti del Medioevo.
Dotti trattati, canti popolari e leggende raccontano del parroco che conosceva a sufficienza solo il latino che borbottava nella Messa; dei sacerdoti che mai predicavano; dei preti così avidi che non avrebbero amministrato i sacramenti se non dietro pagamento.
Oltre l’avidità, c’era anche la superstizione. La conversione delle tribù e dei regni era spesso avvenuta con il semplice comando di un re o di un capo. Gli ex santuari delle divinità pagane erano stati trasformati in santuari mariani e di santi cristiani. Ma la gente visitava ancora questi santuari con le idee pagane come ad esempio: “Se io offro questa candela per te, devi proteggere il mio raccolto” o ” farà un’offerta in cambio del tuo aiuto”. Troppo spesso il livello della fede cristiana era solo formale. Sotto il precetto delle feste e delle cerimonie cristiane, la vita era spesso poca cristiana.

Movimenti di riforma
Ma il quadro non era irrimediabilmente scuro. Per tutto il Medioevo ci fu una costante richiesta di riforme. Proveniva da tutte le classi sociali. Nel X secolo gli imperatori tedeschi cercarono di riformare la Chiesa; nel XII, il movimento di riforma era condotto da gruppi monastici come Cluny e più tardi i cistercensi. Nel XII, la chiamata e il dinamismo di una riforma venne dai laici.
Queste mutate condizioni sociali contribuirono a suscitare questo movimento laico di riforma. Le città erano cresciute; commercio e industria si erano rianimati. Crebbe la domanda per un approfondimento della fede cristiana. Un esempio si può trovare nel commercio della lana. Mentre i tessitori seduti in tondo svolgevano il loro lavoro, qualcuno leggeva loro, spesso dalla Bibbia. Tra una lettura e l’altra i tessitori cominciarono a discutere di ciò che era stato letto. Per molti era la prima volta che sentivano la Bibbia. Cominciarono a comparare quello che secondo la Bibbia doveva fare un cristiano con quello che stavano facendo loro; confrontavano quello che diceva il Nuovo Testamento riguardo ad un predicatore del Vangelo con il modo di vivere dei propri sacerdoti.
Il movimento di riforma ha avuto effetti vari. In alcuni casi ha portato a una maggiore unione con la Chiesa, a lavorare per la riforma all’interno del corpo della Chiesa; in altri casi, ha portato la gente fuori della Chiesa, ad annunciare un “Vangelo” contro la “Chiesa” corrotta e peccatrice.
Il movimento laico di riforma non aveva fondatori definiti; non aveva programmi precisi, ad eccezione di un tornare al Vangelo. L’invito alla semplicità e ai valori evangelici arrivò in profondità nel Medioevo; gli uomini e le donne medievali avevano una “nostalgia per il discorso della montagna“, come Ronald Knox lo definì.

“Ordine della Penitenza”
Il nome generalmente applicato al movimento a quel tempo era “Ordine della Penitenza“. Questo “Ordine” esprimeva la profonda preoccupazione medievale per l’ordine che doveva essere alla base di tutto la società umana. I membri del movimento erano chiamati “penitenti”. Il movimento era trasversale a tutti i confini e a tutte le classi sociali. I penitenti apparivano in una zona, poi riapparivano in un altro. Ortodossi o eretici, erano duramente critici dell'” establishment”  della Chiesa: i vescovi erano più interessati alla politica, i monaci pigri e avidi, l’ignoranza dominava i sacerdoti. Le loro grida contro questo tipo di clero trovarono un’eco a Roma, dove il Papa Gregorio VII aveva assunto la guida di un movimento di riforma che avrebbe trasformato la Chiesa. Le correnti trasversali sono vividamente illustrato nell’incidente di Ramihrad, un laico di Cambrai in Francia.
Era un “pentito” che predicava contro la corruzione del clero locale. Fu sequestrato e bruciato sul rogo per eresia, nel 1077, nel momento stesso in cui il Papa a Roma stava sostenendo la stessa cosa.
Le origini del Terzo Ordine possono essere trovato in questo movimento laico di riforma, tra i penitenti.
Il Terzo Ordine viene così fuori da un indisciplinato, pio, evangelico, gruppo radicale di uomini e donne rattristati dalla decadenza del clero e dei religiosi, disgustati dal formalismo e dalla superstizione dei “cristiani” solo di nome e profondamente ansiosi di vivere una vita veramente evangelica.
Tutti i gruppi di riforma del tardo Medioevo avranno qualche connessione con questo movimento.
I movimenti francescani e domenicani avranno con questi una stretta relazione. Da questo gruppo usciranno anche tutti gli eretici del XII secolo. C’è quindi una straordinariamente complessa relazione che deve essere esaminata.

Terzi Ordini
Un esempio di questa relazione è il gruppo chiamato Umiliati. Questi laici erano vestiti con una sorta di “abito”; cosa più importante, insistevano sul loro diritto a predicare. Nel 1184 sono stati scomunicati per eresia. Nel 1201 Papa Innocenzo III riconciliò una parte di questo gruppo alla Chiesa sulla base di una distinzione: coloro che predicano deve diventare chierici ed essere ordinati. Divennero l‘Ordine clericale degli Umiliati. Quelli che fossero rimasti laici avrebbero formato un Ordine laico degli Umiliati, in dipendenza dell’Ordine clericale. I laici Umiliati sono il primo gruppo a essere descritto come un “terzo ordine”.
Un altro tipo di relazione è presente nella storia dell’Ordine Francescano. In passato è stato spesso affermato che San Francesco fondò un Ordine laico e che da questo Ordine finalmente si è evoluto, con il dispiacere del fondatore, un ordine clericale. Padre Gaetano Esser, un storico francescano contemporaneo, ha smentito questa ricostruzione. Francesco fondò prima un ordine clericale. I francescani erano “fin dall’inizio un ordine canonico, anche se certamente con innovazioni e nuove caratteristiche“. Francesco fondò un ordine di uomini che non era consapevolmente un movimento laico e neppure esclusivamente una comunità ecclesiale, ma piuttosto una combinazione dei due. Ma questo Fraternitas francescana fu profondamente influenzata dal movimento di riforma laica con cui aveva stretti legami. Intorno all’anno 1221, Francesco decise di fondare un gruppo di laici associati con il suo gruppo originale. Questa era la fondazione del Terz’Ordine Francescano.
Qui è importante comprendere ciò che significavano le parole “religioso” e “ordine religioso” nel XIII secolo. La professione di una particolare regola e l’uso di un particolare abito facevano di chiunque un “religioso”. Il diritto canonico del tempo affermavo che coloro che si legavano “ad una più difficile e più santa vita ” erano religiosi, in contrapposizione a chi viveva una vita completamente secolare. Il contrasto era tra coloro che vivano una vita “normale” – la vita di professione a una regola (regula) – e quelli che vivevano una vita totalmente laica. Nel significato del termine nel XIII secolo, quindi, i membri di un “Terzo Ordine” erano veramente religiosi e le loro associazioni costituivano un vero e proprio ordine religioso.

I Domenicani
Alla fine arriviamo a San Domenico. Qui il rapporto, in un certo senso, è semplice. Domenico fondò un ordine religioso clericale. Lui stesso era un chierico, un canonico; fondò il suo Ordine sulla Regola di S. Agostino, una regola per i chierici; i membri di questo ordine erano chierici. Ma l’ispirazione del suo Ordine, lo spirito del suo ordine, aveva la stessa ispirazione e lo stesso spirito del movimento laico di riforma: il Vangelo integrale, lo spirito apostolico e la povertà evangelica. Gli obiettivi del movimento laico di riforma erano stati applicati ora a chierici.
L’Ordine domenicano prese lo spirito e l’essenza dei tempi. Ha fatto appello agli uomini dalle classi medie delle città; ha fatto appello agli studenti delle università che erano cresciute nelle città. I domenicani erano così visibilmente associati a questa classe di persone che quando Tommaso d’Aquino, rampollo di una grande e nobile famiglia, volle unirsi a loro, fu trattenuto forzatamente dal farlo per un anno dai suoi fratelli. La famiglia d’Aquino aveva stabilito che Tommaso sarebbe stato un benedettino – un ordine degno di nobiltà; che non avrebbe permesso a Tommaso di abbassarsi in status sociale per unirsi ai domenicani, una comunità non nobile.
L’orientamento domenicana era stato, fin dall’inizio, verso il popolo delle città, verso l’università. E queste erano le persone più colpite e interessate al movimento dei “pentiti”. Dalla prima apparizione dei domenicani nella loro città, un gran numero di laici ha cercato la direzione teologica e spirituale dei Frati Predicatori. I domenicani, quando andarono a Parigi e Bologna, Colonia e Barcellona, scoprirono che le persone che li accoglievano erano i laici, non il clero parrocchiale. Ancora una volta i documenti parlano di attrito con il clero locale; ma sempre i documenti descrivono un’accoglienza eccitata dei laici che stavano cercando aiuto per vivere una vita cristiana.
La relazione tra i domenicani, la comunità clericale e il movimento di riforma laica è, pertanto, di aiuto reciproco. I domenicani trovarono sostegno e aiuti materiali dai laici; i laici trovarono tra i domenicani i loro direttori spirituali e consiglieri. Le origini di un “Terzo ordine” domenicano possono essere trovate nell’ “associazione” dei due gruppi, i gruppi laicali che si associavano e affiliavano con i frati.

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