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Lectio del Maestro fr Cadoré: Ogni giorno è Pasqua!


Ogni giorno è Pasqua!

Maestro Bruno CadoréLectio Divina del 30 marzo 2016 del Maestro Generale fr. Bruno Cadorè pubblicata sul sito della Curia e ripubblicato nella nostra traduzione.

Lectio

«Disse loro: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”. Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!”. Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. » (Lc 24, 25-35)

 

Studium

Questo vangelo è utilizzato anche durante la messa vespertina di Pasqua. Dopo aver raccontato le storie della tomba vuota e dell’incontro nel giardino la mattina della risurrezione, la liturgia invita il credente a mettere la propria vita sulle orme dei testimoni della risurrezione. Per quanto riguarda i pellegrini di Emmaus, due caratteristiche di questo testo possono essere evidenziate per indicarci come possiamo guardare a questi testimoni. Il primo punto è che è molto difficile individuare con esattezza il villaggio di Emmaüs (molte ipotesi sono stati fatte nel corso del tempo, in particolare il villaggio di Amwas, se manteniamo la distanza come sette miglia). Ma Emmaüs può anche designare la casa o il paese di ogni persona. Il secondo punto è che, dei due compagni, solo Cleopa viene identificato, permettendo ad ogni lettore di vedere se stesso come il secondo compagno.

Si è colpiti dai successivi cambiamenti di umore che si verificano nella storia. Schiacciati dagli eventi che hanno spazzato via le loro speranze all’inizio della storia, alla fine i due compagni sono così pieni di energia che tornano a Gerusalemme per condividere il loro incontro. Quando raccontano la loro storia, insistono sul fatto che «i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo», eppure si sono trovati pieni di gioia dopo averlo incontrato. Credendo di dover informare questo straniero su tutto quello che era successo, erano inizialmente deluso, dopo aver sperimentato il fallimento, ma come iniziano ad ascoltarlo e lo invitano a rimanere con loro che ricevono una nuova comprensione su ciò che non avevano ancora afferrato.

La struttura della storia del pasto alla locanda si riferisce spesso alla storia della nostra celebrazione eucaristica, ponendo nella nostra esistenza umana l’ascolto della Parola della rivelazione al centro di quegli eventi , aprendo uno spazio per l’interpretazione e l’annuncio, celebrando quell’ospitalità che ci raccoglie insieme e anche prendendo il vocabolario della frazione del pane (At 2, 42. 46; At 20, 7. 11). In verità, ogni giorno è Pasqua!

 

Meditatio

Durante questo tempo di Pasqua, siamo pertanto invitati a prendere in considerazione la nostra vita di credenti come se fossimo in viaggio da Gerusalemme a Emmaus e poi di nuovo da Emmaus a Gerusalemme. Per quanto riguarda i due compagni, si scopre che è molto difficile leggere con qualche speranza gli eventi della nostra vita. Ma, come loro, abbiamo bisogno di dare il benvenuto a quello che ci viene incontro e parlare con lui, ascoltarlo mentre ci svela la Parola di rivelazione, offrendola alla nostra comprensione, in modo che possiamo vivere la vita in pienezza. Come i due compagni rispondiamo alla chiamata del pellegrino inaspettato offrendogli ospitalità e, come fecero i discepoli di Emmaus, lasciarsi invitare a propria volta da Colui che viene a spezzare il pane con noi.

Quando leggiamo l’incontro di Emmaüs nel corso di questo anno di celebrazione del Giubileo della Conferma dell’Ordine, pensiamo all’incontro di Domenico con l’oste, quella notte in cui Domenico probabilmente ha sperimentato quello che avrebbe potuto essere la prima intuizione di ciò che l’Ordine doveva diventare: un ordine della Parola, e per questo, di incontro e di dialogo, imitando il modo in cui Gesù Cristo entra in dialogo con l’umanità.

Questa storia del Vangelo ci invita a meditare sul dono impressionante dell’«approccio di Dio». Raggiungere le persone dove sono nella loro vita, il loro ascolto in modo che possano esprimere speranze e delusioni, le paure e le incomprensioni, Egli è la Parola di Dio che entra in conversazione con gli esseri umani. La Parola dell’Apocalisse acquista tutto il suo significato quando Gesù porta i suoi ascoltatori a mettere la loro vita all’interno delle dinamiche della lunga storia di Dio con gli esseri umani. E per essere, come i compagni erano nella locanda, così presi dalla rivelazione e dalla potenza della risurrezione, che, senza ritardare, si dirigono al fine di diventare testimoni essi stessi.

 

Oratio

Signore Gesù Cristo, ti ringraziamo per la grazia dell’amicizia che ti pone a stretto accanto con ognuno di noi, e ti chiediamo di concederci la gioia di incontrarti e di ascoltarti, di permetterci di riconoscere la tua presenza, di trasportarci nella tua misericordia e di guidarci con il tuo Spirito su quei sentieri dove saremo in grado di testimoniare la potenza della tua risurrezione, tu che vivi con il Padre, nell’unità dello Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

 

Contemplatio:

«Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture? »

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