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Coradossi: Riprendere il progetto di Formazione


Nel numero di Settembre-Ottobre di Domenicani, furono riportate alcune riflessioni sulla situazione delle Fraternite laiche, nella nostra Provincia, che la prof.ssa Nara Coradossi, della Fl di S. Marco di Firenze, espose ai padri capitolari, durante la fase assembleare di quella estate. Riteniamo che quelle osservazioni siano ancora attuali e il tema della Formazione non sia più rinviabile.
Il grassetto è nostro.


RIPRENDERE IL PROGETTO DI FORMAZIONE

Prof.ssa Nara Coradossi – Firenze

Sono due gli argomenti sui quali vorrei soffermarmi: sulla progressiva riduzione numerica delle fraternite e sulla necessità di riprendere con rigore e determinazione il Progetto di formazione del laico domenicano.
Per quanto riguarda la riduzione di numero: è un dato di fatto le cui cause sono i molteplici e continui condizionamenti dovuti al progresso (a cui, peraltro, dobbiamo riconoscere tanti benefici) che ha portato ad una carenza di spiritualità e ad un allontanamento dell’uomo dalla Verità divina.

Ciò si riflette immediatamente nella mancanza di vocazioni religiose: per il sacerdozio, per la vita conventuale e, ovviamente, per le nostre Fld.

Non è certamente facile, per nessuno, dare una soluzione ad un problema così vasto e di fronte al quale sembra di essere impotenti, ma ci interpella sul nostro operato. Fino a che punto siamo stati capaci di trasmettere con la parola e l’esempio la nostra testimonianza di fede? “Quante anime deboli – scriveva L. Tincani – riceveranno dallo spettacolo della nostra ferma fede il coraggio di dichiararsi esse pure credenti?

Parola ed esempio potrebbero subito migliorare la situazione.
Tuttavia io preferisco intrattenermi con voi, più che su quella vocazionale, sulla carenza che ritengo molto più importante che è: la scarsa consapevolezza di appartenere ad un Ordine, all’Ordine Domenicano.
Non si entra nel laicato domenicano per una generica inclinazione, simpatia per S. Domenico o per un vago desiderio più o meno accompagnato da validi motivi interiori, ma per una seria scelta vocazionale corrispondente ad una chiamata vera e propria, operata dallo Spirito Santo. Entrare nella fraternita è seguire la forma di vita evangelica del Santo Padre Domenico.

Per realizzare la sua vocazione, un laico domenicano deve tener presenti i riferimenti fondamentali suggeriti dalla Regola. Viviamo nel mondo, ma con il comportamento, la mentalità, da religiosi, cioè consapevoli che abbiamo optato per una vita che implica chiaramente servizio e testimonianza per Cristo e per la sua Chiesa.

La proposta evangelica di S. Domenico per noi si concretizza con: lo studio, la preghiera e la predicazione. È questo che caratterizza il nostro Ordine e deve qualificare e distinguere ogni nostra comunità!
Quando l’accoglienza in fraternita non è accompagnata da adeguata preparazione porta a conseguenze nocive, tra cui le assenze ripetute e ingiustificate alle riunioni che per noi sono “il segno della vita comunitaria” che non ci deve mancare. Disertando le riunioni si manca alla formazione.

Purtroppo le nostre Fld si sono spesso ridotte a pie fraternità che si riuniscono per un’attività, pur rispettabile, devozionistica e si abbandona l’aspetto dello studio e dell’approfondimento dei contenuti della fede cristiana.
È indispensabile, invece, che la Fraternita senta l’impegno della formazione con lo studio della Scrittura, dei documenti della Chiesa e dell’Ordine, lo studio della Regola.

I laici domenicani devono essere accompagnati, anche con l’aiuto dei nostri confratelli sacerdoti, ad una maturità della propria fede, della vocazione e della propria missione che non può avvenire senza lo studio.
In questa operazione non dev’esserci preoccupazione di numero: anche pochi laici ben preparati possono lavorare bene: “La realtà mostra che anche poche persone – leggiamo nell’ultima lettera alla Provincia del P. Daniele Cara – se hanno un progetto comune e mettono insieme le forze, possono fare tanto“.

Tre sono per me i punti sui quali riflettere affinché le Fld non siano un ramo sterile nell’Ordine, ma riescano a produrre buoni frutti.

  • Maggiore prudenza e rigore nell’accogliere le nuove forze. Accogliere soltanto coloro che, nel periodo di prova, si sanno convinti di essere chiamati dal Signore a vivere secondo lo spirito di S. Domenico. Coloro che non hanno ancora un’idea precisa dell’Ordine non vanno accolti se non dopo attenta preparazione.
  • Il noviziato dev’essere un periodo di preparazione concreta e responsabile, durante il quale, mentre si fa conoscenza delle radici spirituali dell’Ordine non si dimentichi la realtà concreta del mondo presente “per capirlo, interpretarlo, amarlo e condurlo alla Verità”. Diventare capaci di indirizzare il nostro sguardo di fede agli eventi ordinari e straordinari della nostra storia.
  • La Fraternita sia costituita da consorelle e confratelli uniti per realizzare il progetto di S. Domenico. Impegnarsi, cioè, a prestare attenzione alle urgenze del nostro tempo, è quanto dobbiamo fare, animati da un sincero spirito di collaborazione in ogni forma di apostolato. San Domenico che ha colto l’essenza del suo tempo guidi tutti noi – laici, suore e frati – a realizzare il suo progetto anche nel nostro tempo.

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