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Santa Maria in Tempulo – N.S. del Rosario


Santa Maria in TempuloLasciandosi il Circo Massimo alle spalle e dirigendosi per Valle delle Camene, l’unico edificio abbandonalo e cadente, che si incontra sulla destra di questa via, è propriamente quello che fu il monastero di Santa Maria in Tempulo, antica sede dell’Icona di Nostra Signora del Rosario.

Il Monastero

Non si conoscono bene le origini del monastero. Ma la beata Cecilia ricorda che i romani erano ad esso molto affezionati o lo ritenevano “nobile”. Al tempo di San Domenico vi erano 44 monache che, però, conducevano vita dissipata… Nella loro chiesa conservavano una pittura della Vergine che qualcuno diceva dipinta da San Luca. San Domenico ricevette l’incarico da Papa Onorio III di riformare i monasteri femminili romani, per promuovervi la vita regolare di osservanza.

Storia della Chiesa

La chiesa è strettamente legata al monasterium Tempuli, ricordato per la prima volta nell’806 quando venne saccheggiato dai Saraceni. La chiesa è più antica e probabilmente risale al VI secolo ed è conosciuta col nome di chiesa di Sant’Agata, costruita da profughi di origine greca.
Sull’origine del nome di questa chiesa vi sono diverse teorie:

  • secondo l’Hulsen il nome deriverebbe da Tempulus, greco esiliato da Costantinopoli insieme con i fratelli Servulus e Cervulus, che avrebbe fondato il monastero e che in seguito ad una visione avrebbe trasportata nella chiesetta di Sant’Agata una immagine della Madonna ritenuta di san Luca evangelista;
  • più attendibile l’ipotesi secondo cui la chiesa e il monastero sorsero sul luogo di un templum di epoca romana.

Di certo è che fino al XII secolo il monastero, abitato da monache benedettine, è citato dalle fonti col nome di monasterium Sanctae Mariae qui vocatur Tempuli, e solo nel 1155 si menziona per la prima volta una ecclesia Sanctae Mariae in Tempuli: appartengono a questo periodo i resti del campanile medievale, oggi inglobati nella muratura esterna dell’edificio.
Il XIII secolo rappresenta la fine dell’uso religioso del monastero e della chiesa. Infatti, con disposizione del Papa Onorio III del 1216, S. Domenico di Guzman fu incaricato di fondare il primo ordine femminile di clausura; questo progetto andò in porto nel 1222 quando le monache di Santa Maria in Tempulo (chiamate le Tempoline) furono costrette a trasferirsi nel vicino monastero di San Sisto Vecchio, e portarono con sé l’antica e venerata icona della Madonna (che oggi è conservata nella chiesa di Santa Maria del Rosario a Monte Mario).

La storia successiva della chiesa e del monastero in Tempulo fu alquanto singolare: da monastero divenne abitazione civile, il complesso venne saccheggiato nel XIV secolo, nel XVII secolo fu trasformato in un ninfeo della Villa Mattei (oggi Villa Celimontana); la chiesa (o per meglio dire, il casale di campagna) divenne poi un fienile e lo rimase fino all’inizio del Novecento, quando fu recuperata e data in uso gratuito per uso artistico; ospitò infatti lo studio dello scultore Ugo Quaglieri fino agli anni ottanta; fu fatta poi restaurare dal Sindaco Francesco Rutelli ed oggi, di proprietà del Comune di Roma, è luogo di celebrazione di matrimoni civili.

Nostra Signora del Rosario a Monte Mario

E’ considerata la più antica icona della Madonna esistente in Italia. Secondo la tradizione anche questa proviene da Costantinopoli tra la fine del IV o inizio del V secolo e secondo un’antica leggenda è opera dell’evangelista Luca.
Sul fondo dorato risalta molta bene l’espressione dolce del volto con grandi occhi espressivi che ci guardano in modo intenso e amorevole. Il colore dell’abito è quasi completamente scomparso e ciò da più risalto al bel volto eseguito ad encausto su legno.
Le dimensioni della tavola di tiglio sono cm. 71,5×42,5 e secondo alcuni studiosi potrebbe provenire dall’area siriano-palestinese (VII-VIII sec.). Il restauro eseguito nel 1960 ha confermato l’origine mediorientale dell’icona.
Abbiamo notizia che già dal IX secolo si trovasse nella chiesa di S. Maria in Tempulo nei pressi della Passeggiata Archeologica.
Nel 1221 San Domenico la fece traslare in S. Sisto Vecchio sulla via Appia (24 febbraio) dove rimase per 354 anni, fino al 1527 quando venne ritrovata miracolosamente intatta nella chiesa distrutta dai Lanzichenecchi durante il sacco di Roma. La tradizione attribuisce a questa immagine la fine del terribile flagello.Nel 1575 le suore furono costrette, dall’infuriare della malaria, a trasferirsi nel monastero di S. Sisto Nuovo presso il Quirinale (8 febbraio1575).
Nel 1641 l’immagine fu solennemente incoronata dal Capitolo Vaticano, ma la corona d’oro fu presa dai soldati napoleonici nel 1748. Durante la rivoluzione francese, all’epoca del trattato di Tolentino, le suore consegnarono insieme ad altri oggetti in argento anche la preziosa veste (riza) della prodigiosa immagine.
L’immagine passò poi dalla chiesa di S. Domenico e Sisto presso il Quirinale nella chiesa del Rosario a Monte Mario il 14 agosto 1931.

Qui è stato San Domenico

Dal 1218 al 1221 san Domenico visitò molte volte questo monastero. II racconto che leggeremo ci informa ampiamente sulle relazioni di questo monastero e le attività di san Domenico. L’aspetto meraviglioso, o il miracolo della traslazione dell’immagine della Vergine, lo insinua la stessa beata Cecilia, dicendo che varie volte si tentò di trasferire questa immagine e sempre essa ritornò al suo luogo abituale. Soltanto la traslazione che fece san Domenico fu accettata dalla Vergine stessa …

LETTURA:

Traslazione dell’immagine della Vergine, beata Cecilia, n° 14;

Come il Beato Domenico fondò il Monastero delle Suore di S. Sisto e vi portò l’immagine della B. Vergine.

Quando il Beato Domenico aveva avuto l’incarico da Papa Onorio di radunare tutte le Monache, che vivevano nei vari Monasteri di Roma, nel Convento di Sisto, che in quel tempo era ancora abitalo dai Frati, fra le altre che avevano aderito all’unione, ci fu anche l’Abbadessa di S. Maria in Tempore (dove allora era venerata quell’immagine della Beata Vergine che attualmente si trova nella chiesa di San Sisto) con Suor Cecilia e tutte le altre sue Monache, meno una. Anzi, la suddetta Abbadessa nelle mani del Beato Domenico aveva fatto voto di entrare lei e tutte le sue Suore, a patto che l’immagine della Beala Vergine restasse con loro nella chiesa di S. Sisto.

Se invece quell’immagine, come già era successo nel passato, fosse tornata alla sua chiesa, lei stessa e tutte le altre si sarebbero ritenute prosciolte da quel voto.

Il Beato Domenico aveva accettato volentieri quella condizione e, ricevuta la loro professione, proibì loro di uscire ancora di clausura per andare a visitare i parenti o per qualsiasi altro motivo. Ma quando i parenti loro seppero l’accaduto, vennero al Monastero a rimproverare aspramente l’Abbadessa e le altre Suore, che, fidandosi ancora di quello sconosciuto ribaldo, permettevano lo rovina di un così antico e nobile Monastero. Avvenne, allora, che alcune di esse si pentissero del voto che avevano fatto.

Venuto a conoscenza di ciò per ispirazione, il Beato Domenico venne da loro una mattina e, celebrata la Messa e fatta la predica, disse: “Figlie mie, so che siete già pentite e volete ritirare il piede dalla via del Signore. Voglio perciò che tutte quelle che desiderano ancora entrare, rinnovino liberamente la professione nelle mie mani”. Allora l’Abbadessa e tutte le altre, molte delle quali si erano pentite ma ora si erano ravvedute per i meriti di lui, rinnovarono la professione nelle mani chi Beato Domenico.

Quando tutte ebbero rifatto voto a quella medesima condizione che era stata posta la prima volta, il Bealo Domenico si fece portare tulle le chiavi e assunse da quel momento i pieni poteri sul Monastero. Diede quindi incarico a dei Fratelli Conversi di custodire il Monastero notte e giorno e di somministrare il vitto e il necessario alle Suore rinchiuse, alle quali proibì inoltre di parlare ancora da sole con parenti od altre persone.

Quando poi il Papa diede ai Frati la chiesa di S. Sabina ed essi vi andarono ad abitare portandosi dietro tutti gli utensili, i libri e le altre cose, il Beato Domenico volle che l’Abbadessa con le altre Suore si trasferissero nella chiesa di S. Sisto. E fu nella prima domenica di quaresima che vi entrarono ad abitare: prima fra tutte Suor Cecilia la quale aveva allora diciassette anni e che in quella occasione ricevette l’abito dal Beato Domenico e fece professione per la terza volta nelle sue mani; dopo di lei l’Abbadessa con tutte le Monache del Monastero e tante altre religiose e secolari, per un totale di quarantaquattro Suore.

Quanto all’immagine della Beata Vergine, fu trasferita il giorno dopo, di notte, per timore dei romani, i quali erano contrari a quella rimozione per il fatto che nel vecchio posto erano più comodi per andare a venerarla. Il Beato Domenico, accompagnato da due Cardinali, cioè il Card. Nicolò e il Card. Stefano, di cui aveva risuscitato il nipote, preceduto e seguito da molte altre persone, tutte a piedi nudi e con in mano fiaccole, portò l’immagine personalmente sulle sue spalle fino alla chiesa di S. Sisto. Le Suore frattanto l’aspettavano in preghiera a piedi nudi e, una volta giunta, fu collocata con molta devozione nella chiesa delle Suore, dove fino ad oggi rimane insieme ad esse, a lode del Signor Gesù Cristo, cui si deve onore per tutti i secoli dei secoli. Cosi sia.

In considerazione delle cerimonie laiche che avvengono in questa chiesa sconsacrata, occorre constatare come al mistero dell’amore di Gesù Cristo e al suo comandamento sull’indissolubilità e fedeltà, un’ampia parte della società attuale oppone una logica diversa: quella di una cultura immanentistica e consumistica che tende a disistimare e a deridere la fedeltà coniugale, e di fatto la viola in molti modi, giungendo spesso con facilità al divorzio, al “nuovo matrimonio”, alla convivenza senza alcun vincolo né religioso né civile fino a contestare in qualche modo l'”istituto” stesso del matrimonio .
Per questo motivo sono suggeriti alcuni brevi momenti di preghiera per tutte le coppie in situazione difficile o irregolare, e la benedizione per le famiglie cristiane.

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