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Se la Regola non è più regola

Onorio Bolla Approvazione Regola

L’articolo «Se la Regola non è più regola», di Edoardo Mattei, è stato pubblicato sul numero 3 di Domenicani del 2016, pagg.97-101, ultimo numero redatto da fr. Eugenio Zabatta, op.


Una Regola custodisce e tramanda intatto il carisma originario e la sua applicazione è garanzia del rispetto dello stesso carisma. Il laicato, anche il nostro domenicano, ha avuto nel Concilio Vaticano II una sorta di rifondazione e dopo 50 anni è necessaria una doverosa verifica per capire se questa rifondazione è avvenuta anche nelle persone oppure se si è ritornati a fare ed essere come prima. L’articolo ci aiuta a fare questa utile analisi ordinata a farci ottenere frutti maggiori.

In uno sforzo schematico, possiamo affermare che dal 1285 (Regola di Munio) al 1964 (Prima Regola modificata secondo al Concilio Vaticano II) passando per la Regola di Theissling del 1923 (semplice adeguamento al nuovo Codice di Diritto Canonico del 1917), la Regola è rimasta praticamente immutata.

Il Concilio Vaticano II, che ha definito la Chiesa «popolo di Dio», ha superato il concetto di «società perfetta» stabilendo che la dignità e la santità personale non scaturiscono dallo stato, ordine e grado di partecipazione alla Chiesa perché c’è uguale dignità nel popolo di Dio e ognuno, nella partecipazione alla Chiesa secondo il proprio stato, ordine e grado, può raggiungere la perfezione della santità cui tutti i battezzati sono chiamati.

Da allora il laicato vive con una regola nuova, benché rivista più volte, le cui radici e spiritualità affondano nei 649 anni precedenti, quelli governati dalla Regola di Munio.

Due riflessioni si impongono:

  1. Abbiamo superato culturalmente e spiritualmente la Regola di Munio? Quali “abiti”, quali “abitudini” hanno lasciato? Che cosa è da conservare e cosa da superare?
  2. È stata sviluppata la “nuova identità” del laicato domenicano? È stata promossa una nuova cultura e spiritualità? Attraverso quali strumenti è stata o dovrebbe essere realizzata?

Per rispondere, saranno evidenziate alcune caratteristiche della Regola di Munio e della Regola attuale (Montreal 1985). Concluderemo con un bilancio e delle proposte.

 

La Regola di Munio (1285)

Con la conversione di Re e Imperatori, intere masse pagane entrarono nella Chiesa. L’adesione convinta e testimoniata del Dio cristiano si sbiadì in un sincretismo inaccettabile per gli uomini desiderosi di vivere più profondamente la propria fede.

Il monaco, allontanandosi dalle società di uomini e costumi semi pagani, diventò l’esempio più limpido di “cristiano perfetto. I pii laici, attratti dalla vita monacale ai loro occhi più evangelica di quella del clero ufficiale, svilupparono uno stile di vita che cercava di imitarli ed iniziarono ad indossare abiti penitenziali, praticare digiuni, veglie o preghiere. Spesso svilupparono anche una critica alla Chiesa cadendo nell’eresia.

Munio da ZamoraMunio de Zamora, per mantenere nell’ortodossia i laici che cercavano una guida spirituale nei frati predicatori, redasse loro nel 1285 la prima Regola per i fratelli e le sorelle della Penitenza di S. Domenico. Interpretando il proprio tempo, la Regola stabiliva una vita semi monacale in cui erano vietate le feste, la “mondanità”, si imponeva un abito “religioso”, digiuni periodici, preghiere e devozioni.

Il laico viveva in un mondo corrotto con cui era costretto ad avere rapporto continui e dal quale subiva tentazioni spirituali e carnali. Come poteva esserci santità? L’abbandono e il rifiuto del mondo era la conditio sine qua non per la propria conversione. La spiritualità si sviluppava tra sacrifici e penitenze, alimentando un senso di inadeguatezza davanti alla misericordia di Dio e al sacrificio della Croce. La consacrazione nei Terzi Ordini Regolari rappresentava un progresso spirituale del laico, che rinunciava pubblicamente alle tentazioni del mondo.

Lo stile di vita scivolava spesso verso un’identità devozionale e la fede era sostenuta da forme e pratiche di pietà spesso sentite maggiormente incisive e coinvolgenti rispetto alle celebrazioni liturgiche – in latino, che non era più compreso, e “nascoste” alle orecchie e alla vista dei fedeli.

Questa condizione rispecchiava quella della società civile lontana dai luoghi del potere ed impossibilitata ad accedervi se non integrandosi nei ruoli di governo: non c’era emancipazione ma cambiamento di ceto.

La Regola rimarrà praticamente uguale fino al 1964.

 

La Regola di Montreal (1985)

La Teologia dei Laici promossa dal Concilio Vaticano II fa del laicato una forma del popolo di Dio. È possibile santificarsi nel secolo e nel matrimonio e sono beatificati sposi e laici in numero sempre maggiore.

fraternite statutoLa nascita dei movimenti ecclesiali è il segno della ritrovata autonomia dei laici che possono cercare vie di santificazione rispettose del proprio stato. Cade la necessità di entrare in un Terz’Ordine per vivere la propria fede con più profondità. Focolarini, Carismatici, Neocatecumenali e altri sembrano rispondere più e meglio alle esigenze dei laici.

I Terzi Ordini diventano Ordini Secolari e Laicali, sviluppano una identità vocazionale e riflettono su come attuare il carisma del fondatore nello stato secolare. Interessante che si inizi a parlare di “Famiglia Domenicana” con più interesse: una realtà tipicamente secolare (famiglia) per descriverne una religiosa (ordine).

Ogni aspetto della vita viene toccato dal vento di riforma facendo scoprire vie di santità ovunque: lavoro, casa o matrimonio. Rimanendo nel proprio stato, il laico può partecipare pienamente alla missione della Chiesa.

Non è un’operazione semplice, occorre un lavoro di costruzione di una nuova teologia, pastorale e liturgia. Si riscopre il diaconato permanente, si istituiscono i ministri straordinari dell’Eucaristia, si aprono gli studi teologici e biblici a tutti.

Anche questa apertura è figlia della contingenza storica dove si è chiamati sempre più alla condivisione e alla partecipazione nella vita sociale, politica o economica.

Non tutto è rose e fiori e nei cambiamenti c’è sempre resistenza. Parte della Chiesa si è sentita oggetto di una ondata di protestantesimo e parte del laicato non ha più ritrovato i riferimenti spirituali cui era abituato. Dall’altra parte ci sono state aperture e sperimentazioni tali da far giustamente dubitare della loro ortodossia e un rifiuto del passato come se fosse sbagliato solo perché passato.

 

Bilancio

Sembrerebbe una conclusione felice ma bisogna notare come siano stati i frati i maggiori interpreti di questa evoluzione, loro hanno saputo cogliere e indirizzare le esigenze del laicato.

I frati hanno realizzato completamente la loro missione di guida dei laici facendoli crescere fino all’autonomia di governo (che non significa indipendenza, ovviamente). Da parte loro, i laici hanno mostrato una certa resistenza al cambiamento: passare dalla devozione alla vocazione non è semplice, specialmente dopo quasi 700 anni.

Formazione LaiciL’abitudine ad essere “guidati” o “complementari” ai frati ha generato una certa indolenza e pigrizia mentale e spirituale. Occorre ritrovare la creatività tipica dell’Ordine, capaci di analisi profonde dei tempi e soluzioni coraggiose e nuove.  Per molto, troppo tempo il laicato ha guardato più le opere del passato e meno le difficoltà del tempo. Sappiamo tutto del b. Angelico ma non conosciamo nulla delle comunicazioni sociali dimenticando che siamo gli ultimi testimoni di un mondo senza Internet e che la nostra cultura e società cartacea sta’ scomparendo. Abbiamo adeguato la nostra predicazione ai nuovi tempi?

Dobbiamo chiederci quanto siamo coscienti del nuovo ruolo che il Concilio Vaticano II ha assegnato ai laici, quanto le nostre fraternite si sono rinnovate. Qual è oggi il nostro obiettivo? Ci sentiamo parte della Famiglia Domenicana, nutriamo un sentimento di comunione con i rami della Famiglia? Riusciamo a dare tutte risposte positive?

Non attiriamo più i “giovani” o nuove forze perché non siamo più presenti con la nostra voce nei processi e nei luoghi del cambiamento; la nostra assenza ci impedisce di comprendere i problemi della gente e di dare risposte alle domande che ci pongono. Eppure la storia dell’Ordine ci insegna che la Famiglia Domenicana è sempre stata in mezzo alla gente.  Forse non vogliamo più cambiare e la stanchezza ci ha sopraffatti.

Dove siamo oggi?

I Predicatori che non sono più ascoltati o che non predicano più hanno il dovere di interrogarsi. Il Concilio Vaticano II ci insegna a ritornare alle origini del nostro carisma per riscoprire quali sono le strade sbagliate, chiuse, tortuose che abbiamo preso per tornare indietro e rimetterci in cammino sulla via giusta.

Non abbiamo bisogno di “facce nuove” ma di laici illuminati che sappiano guidare questa revisione del nostro percorso, dare inizio ad una riflessione seria sul laicato e aprire un’epoca di creatività e sperimentazione. Non si tratta di “cacciare i vecchi” ma di dare fiducia alle nuove idee.

Se non cambiamo, sarà sempre tutto uguale. Se ci lamentiamo che siamo pochi e ci stiamo invecchiando, se non cambiamo qualcosa di noi e del nostro agire, continueremo ad essere sempre di meno e sempre più vecchi.

 

Proposte

Cosa fare?

Fondamentale conoscere la Regola e rispettarla in quanto essa è garante della trasmissione del carisma originario. Se i problemi sono il devozionismo, la scarsa identità e la stanchezza, le possibili soluzioni sono la formazione, lo studio del Magistero e la ricerca di nuove forme di Predicazione.

Formazione

La formazione iniziale ha lo scopo di presentare e di insegnar a vivere il carisma domenicano. Qui si marca la differenza fra Ordine e Movimento, dove la principale è lo stile di vita. Anche i laici subiscono un cambiamento di stile, assumono un atteggiamento caratteristico, interiore ed esteriore, scoprono una chiamata carismatica cui rispondere oppure ne scoprono l’assenza e l’impossibilità di far parte dell’Ordine e del Laicato Domenicano.

La formazione è fondamentale.

È necessario rivedere se i programmi di formazione provinciali sono ancora validi, come vengono effettuati, se i Maestri di Formazione sono validamente preparati a svolgere il loro compito nelle fraternite.

Sarebbe utile stabilire degli incontri fra i Formatori dove scambiarsi opinioni, esperienze, suggerimenti. Istruire un coordinamento della formazione di Provincia per la revisione dei programmi e per la loro applicazione.

Non abbiamo bisogno di tanti laici domenicani ma di laici domenicani ben preparati.

Studio del Magistero

Il Concilio, con la sua nuova teologia, diventa una base fondamentale di studio per comprendere l’identità del laicato.

Anche le grandi encicliche come la Christifideles laici possono essere oggetto di studio per comprendere il progresso della riflessione sul laicato. Si possono organizzare incontri regionali e provinciali sul Magistero, piccole dispense di studio e seminari su singoli documenti.

È da valutare lo studio del laicato e della Regola per comprendere il ruolo dei laici nella Famiglia, la loro autonomia, il governo e l’inserimento nell’Ordine.

Predicazione

Un domenicano non può non predicare.

Oggi, con l’abbondanza dei mezzi a disposizione, non è possibile non riuscire a trovare una forma di predicazione. Non solo pubblicazioni accademiche ma anche interne all’Ordine o di divulgazione. Il laicato ha due siti web, la provincia ha un bollettino cartaceo: sono opportunità da considerare.

Ma non solo. La Famiglia Domenicana ha organizzato una Missione a Pratovecchio. Perché non organizzarla altrove? Perché non rendersi disponibili per incontri o seminari locali nelle Parrocchie e nei luoghi domenicani su argomenti di attualità o più sentiti dalla gente?

 

 

In conclusione, il processo di crescita del laicato è ben lungi dal considerarsi concluso. Serve una verifica seria della formazione, del nostro studio, della nostra partecipazione alla missione dell’Ordine. Occorre tornare a rispettare la Regola, verificare nuove idee, nuovi progetti, non nascondersi nel «abbiamo fatto sempre così» perché oggi quello che facciamo non ha più attrattiva, dobbiamo fare altro.

Sicuramente non possiamo assolverci o escluderci da nulla: periculum quod sequitur de praedicatione omissa non imminet nisi eis quibus commissum est officium praedicandi (IIª-IIae q. 10 a. 12 ad 5)
(Il pericolo per la mancata predicazione minaccia soltanto coloro che ne sono incaricati)

 

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