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I laici di Congar, «alba della primavera che verrà»


Congar-YvesIn un libro del 1954 del teologo domenicano Congar, riproposto in libreria, viene anticipata la rinnovata visione del Concilio sul ruolo «vitale» dei fedeli anche come modello di santità.
articolo di Filippo Rizzi pubblicato sul Avvenire del 14 Agosto 2014


I laici non rappresentano solo il futuro del cattolicesimo ma possono essere un modello di santità per tutta la Chiesa a cominciare dalla sua gerarchia.

A for­mulare questa tesi, “dirompente” nel lonta­no 1954, e a difendere questa idea per tutta la vita è il teologo domenicano Yves-Marie Congar (1904-1995): uno dei padri nobili del­la Nouvelle théologie e dei più noti periti del Vaticano II.

Un libro di Congar Preludio alla teologia del laicato (Angelicum University Press, pagine 217, euro 15), curato da Alberto Lo Presti (con prefazione di Paolo Garuti), ripropone al let­tore le tesi più avvincenti del pensatore fran­cese, che quasi dieci anni prima dell’apertu­ra del Concilio Vaticano II, anticipava idee che sarebbero poi state fatte proprie dalla Chiesa post-conciliare: l’apertura al laicato, ma an­che al dialogo con la modernità. Uno dei me­riti di questo volume è sicuramente quello di riproporre un testo che ha rappresentato un classico per la teologia contemporanea, pub­blicato per la prima volta in Italia nel 1966 dal­la casa editrice Morcelliana; altro aspetto in­teressante è quello di far emergere, il ruolo mai secondario, giocato dai religiosi dome­nicani durante e prima il Vaticano II.

Congar ripercorre la storia parallela del laica­to rispetto alla gerarchia cattolica definita da lui stesso come « plebs sancta » ed evidenzia come proprio e solo «un laicato fedele» sia stato in grado quasi profeticamente di pre­servare e custodire la fede in terre allora dif­ficili e impervie come i Paesi della Cortina di Ferro. E proprio in questo intreccio, quasi vi­tale, tra santità e laicato Congar vede anche in documenti del magistero come l’encicli­ca del 1943Mystici Corporis di Pio XII il ter­reno ideale in cui il laicato cattolico possa a­vere una nuova cittadinanza in seno alla Chiesa Cattolica.

Alberto Lo Presti presentando il saggio di Congar, pubblicato in Francia nel 1954, col­lega molte delle intuizioni congariane a quel­le presenti nell’esortazione apostolica Evan­gelii gaudium di papa Francesco, annotan­do come «l’eccessivo clericalismo» abbia im­pedito, a volte, «l’assunzione di responsabi­lità del laicato cristiano». Leggendo queste pagine si vede molto dell’animo in un certo senso “ribelle e focoso” del domenicano fran­cese, ma si comprende anche come il seme da lui gettato in questo libro troverà il suo completamento quasi ideale nel decreto sul laicato del Vaticano II Apostolicam actuosi­tatem, e poi nelle linee programmatiche del magistero di Giovanni Paolo II, a comincia­re dall’esortazione apostolica Christifideles laici. Congar non delude i suoi attenti letto­ri, vestendo l’abito del pioniere ribadisce che nel laicato risiede «l’alba della primavera» della Chiesa che verrà.

 

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