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L’angelo fa da guida al beato Domenico


Il vino aumentato, l’angelo che fa da guida al beato Domenico e il novizio che egli libera da una tentazione
Da “I Miracoli del Beato Domenico” di Suor Cecilia

Santa SabinaEra costante consuetudine del venerabile Padre di passare tutta la giornata a lucrare anime, o dedicandosi senza sosta alla predicazione, o ascoltando confessioni, o dedicandosi alle altre opere di carità. Alla sera, invece, veniva dalle suore e, alla presenza dei frati, teneva loro un fervorino o una predica, istruendole sulla Regola, dato che non avevano altro istruttore all’infuori di lui che parlasse loro dell’Ordine.
Orbene, una sera, tardò più del solito, tanto che le suore, credendo ormai che non venisse più, avevano già smesso di pregare ed erano salite in dormitorio. Ma ecco che all’improvviso i frati suonarono la campanella che serviva da segnale per chiamare le suore quando giungeva il beato Padre a visitarle.
A quel segno tutte le suore scesero in chiesa in gran fretta e, aperta la grata, lo trovarono già seduto, insieme coi frati, ad aspettarle. «Figlie mie, – disse loro – vengo dalla pesca e il Signore mi ha fatto prendere un grosso pesce». Così dicendo alludeva a fra Gaudio, giovane romano, figlio unico di un eminente signore di nome Alessandro, da lui accolto poco prima nell’Ordine.
Tenne poi una lunga allocuzione alle suore, arrecando loro molta gioia.
Finito il discorso, egli aggiunse: «È bene, figliole mie, che beviamo un poco»; e chiamò fra Ruggero, che era il cantiniere, ordinandogli di portare del vino e un boccale. Quando il frate ebbe portato quanto gli era stato ordinato, il beato Domenico lo pregò di riempire il boccale fino all’orlo, poi lo benedisse, ne bevve per primo lui e poi via via tutti i frati presenti, che, fra chierici e laici, erano in numero di venticinque. Tutti ne bevvero a volontà, ma il boccale non diminuì minimamente, rimanendo pieno come prima.
Dopo che i frati ebbero tutti bevuto, il beato Domenico disse: «Voglio che bevano anche tutte le mie figliole» e in così dire chiamò suor Nubia dicendole «Và alla ruota, piglia il boccale e passa da bere a tutte le suore». Quella andò insieme con una compagna e tornò portando il boccale ancora pieno fino all’orlo; e nonostante fosse così pieno, non ne fu versata nemmeno una goccia.
Bevvero adunque tutte le suore, cominciando dalla priora e poi tutte le altre a volontà, mentre il beato Padre continuava a esortarle dicendo: «Bevete pure a volontà, figliole mie!». A quel tempo le suore erano in numero di centoquattro e tutte bevvero quanto vollero da quel boccale di vino, senza che esso diminuisse; anzi, rimase così pieno che sembrava gliene fosse stato aggiunto i continuazione. Poi fece ridar fuori dalla clausura il boccale, che fu restituito pieno come quando era stato introdotto. Come ciò sia potuto avvenire s’ignora fino a oggi.
Dopo di che il beato Domenico aggiunse: «Il Signore vuole ch’io vada a S. Sabina», dov’era il convento dei frati. Al che fra Tancredi, priore dei frati, fra Oddone, priore delle suore, tutti gli altri frati, la priora e tutte le suore tentarono di trattenerlo con queste parole: «Padre Santo, ormai è tardi, è quasi mezzanotte: non è conveniente che andiate via». Ma egli non volle ascoltare le loro esortazioni «Il Signore vuole assolutamente ch’io vada: manderà un suo angelo ad accompagnarci» (cf. Gen 24, 40).
Riusciti perciò vani tutti gli sforzi per trattenerlo, egli prese con sé fra Tancredi, priore dei frati e fra Oddone, priore delle suore, e partì con loro. Giunti che furono alla porta della chiesa ed erano sul punto di uscirne, ecco che – secondo quanto aveva promesso il beato Domenico – scorsero in piedi vicino alla porta un bellissimo giovane, il quale aveva un bastone in mano come se fosse pronto a far viaggio e cominciò a precederli sulla via.
Allora il beato Domenico mise i suoi compagni fra sé e quel giovane, mettendosi a camminare in terza posizione. Giunti alla porta della chiesa (S. Sabina), la trovarono chiusa e accuratamente sprangata; ma quel giovane, che li aveva preceduti per strada, si accostò a un lato della porta che immediatamente si aprì; entrò per primo lui, poi i frati e da ultimo il beato Domenico. Dopo che tutti furono entrati, quel giovane uscì e subito la porta si richiuse nello stesso modo in cui l’avevan trovata. Fra Tancredi interrogò allora il beato Domenico: «Padre Santo, chi era quel giovane che ci ha accompagnato?». E quello rispose: «Figlioli, era un angelo del Signore, mandato da Dio per custodirci».
Quando suonò per il Mattutino, i frati scesero in coro e, scorgendovi con gli altri anche il beato Domenico e i suoi compagni, non riuscendo a immaginare come fossero potuti entrare a porte chiuse, si riempirono di meraviglia.
In quel convento c’era poi un giovane novizio romano, chiamato fra Giacomo, il quale, vinto da forte tentazione, aveva ormai deciso che, al termine del Mattutino allorché sarebbero state aperte le porte della chiesa, sarebbe scappato dall’Ordine. La cosa però era stata rivelata al beato Domenico, il quale, prevenendolo, appena finito l’ufficio lo mandò a chiamare e gli parlò con dolcezza, pregandolo e supplicandolo di non abbandonare una vita così santa per i falsi inganni del demonio, ma di rimanere saldo nel suo buon proposito.
Ma quello, irremovibile nella sua decisione, si alzò e, togliendosi l’abito, dichiarò di essere deciso di uscire dall’Ordine. Allora il piissimo Padre, pieno di compassione per quel giovane così violentemente tentato, lo supplicò: «Figliolo, aspetta ancora un po’ e poi farai quello che vorrai». E alzandosi si mise in ginocchio a pregare.
Si vide allora subito quanto fosse accettato a Dio il beato Domenico e con quanta facilità egli potesse ottenere da Lui ciò che voleva. Non aveva, infatti, ancor finito di pregare, che subito quel frate tentato si alzò e si buttò ai suoi piedi in un mare di lacrime, supplicandolo di perdonargli e di ridargli quell’abito che poco prima, sopraffatto dalla violenza della tentazione, si era strappato di dosso, promettendogli in pari tempo che mai, anche in seguito, sarebbe uscito dall’Ordine.
Fatto giorno, il beato Domenico tornò coni suoi compagni a S. Sisto. In sua presenza i predetti frati raccontarono a suor Cecilia e alle altre suore gli avvenimenti di cui erano stati testimoni. Il beato Domenico stesso confermò il loro racconto, aggiungendo «Figliole mie, il nemico di Dio voleva rapire una pecora del Signore, ma il Signore gliel’ha tolta di mano» (cf Mt 18, 12 – 13).

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